sabato, giugno 28, 2008

Resoconto sui minori palestinesi

Un breve resoconto sul viaggio di un gruppo di giuristi in Palestina, di Dario Rossi (avvocato del Genoa Legal Forum)

Dal 3 all’11 Giugno 2008, una delegazione composta da avvocati e magistrati, organizzata dai Giuristi Democratici in collaborazione con la campagna Freedom Now promossa dall’Arci Toscana (volta alla liberazione di tutti i detenuti minori palestinesi), si è recata in Palestina per uno studio sulle condizioni dei palestinesi minorenni detenuti nelle carceri israeliane.
Il 6 Giugno la delegazione ha partecipato alla terza conferenza internazionale di Bil’in Terza Conferenza Annuale (4-6 giugno) organizzata dal Comitato popolare e
di resistenza nonviolenta di Bil’in, vicino Ramallah, a cui hanno preso
parte la Vice Presidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini contro il Muro di separazione, che ha separato la popolazione dalle terre coltivabili. La manifestazione si svolge tutti i Venerdì, è tradizionalmente pacifica; gli abitanti hanno anche vinto un ricorso alla Corte Suprema israeliana che ha dichiarato l’illegittimità del tracciato del Muro, che deve essere rimosso, ma la sentenza non è stata eseguita così la popolazione continua la sua protesta. Quando il nostro corteo ha raggiunto la rete di separazione, i soldati hanno senza preavviso ed in assenza di provocazioni, hanno sparato una raffica di lacrimogeni ad altezza d’uomo, uno dei quali ha colpito il magistrato Giulio Toscano a pochi centimetri dall’occhio.
La nostra delegazione ha incontrato gli avvocati della sezione palestinese di Defence For Children International nelle loro sedi di Ramallah, Hebron e Betlemme, il Ministro per i detenuti palestinesi, oltre a altre associazioni, sia israeliane che palestinesi (Hamoked, Ichad, Al Haq, l’Hebron Riabilitiation Center, l’associazione Free Marwan Barghouti,), che si occupano a vario titolo delle discriminazioni perpetrate dallo stato di Israele ai danni della popolazione palestinese nei territori occupati. Importanti anche gli incontri con ex detenuti minorenni, che hanno testimoniato gli abusi e le violenze subite nelle carceri israeliane.
Dall’inizio della seconda Intifada nel Settembre 2000, sono stati arrestati più di 7000 minori ed attualmente ve ne sono oltre 300 tuttora detenuti nelle carceri israeliane. Uno degli Ordini Militari israeliani che disciplinano ogni aspetto della vita nei Territori Occupati, stabilisce che i palestinesi diventano maggiorenni a 16 anni di età, in spregio alla convenzione internazionale sui Diritti dei Fanciulli, ratificata anche da Israele, ed al fatto che viceversa gli israeliani, risiedano essi in Israele o nelle colonie dei Territori, raggiungono la maggiore età a 18 anni.
Per i minori palestinesi non esistono norme di procedura speciali, né un codice penale minorile, né speciali centri di detenzione, né personale specializzato nel trattamento dei minori. L’arresto, l’interrogatorio, il processo, la detenzione dei minori non si differenziano per nulla rispetto ai maggiorenni; l’unica differenza consiste nella misura della pena, ma  incredibilmente l’età dell’imputato è valutata con riferimento al momento della  condanna, e non della commissione del reato.
I minori vengono tenuti nelle stesse celle in promiscuità con gli adulti.
Tutte le carceri per palestinesi sono site nel territorio israeliano, così come i Tribunali Militari, in violazione della IV Convenzione di Ginevra (ratificata da Israele), che vieta la deportazione della popolazione residente nel territorio occupato all’interno dello stato occupante.
La nostra delegazione ha assistito ad alcuni processi celebrati nel carcere militare di OFFER. I minori vengono portati in udienza a gruppi di due, con mani e piedi incatenati; durante l’udienza gli vengono tolte solo le manette ai polsi. Il processo si svolge davanti ad una corte marziale composta solo da militari, e si svolge tutto in lingua ebraica, con l’ausilio di un interprete che traduce solo una parte ridotta di quanto viene detto in udienza.  Le udienze durano circa 10 minuti per ogni imputato, e vengono continuamente introdotti altri imputati, che si avvicendano velocemente.
All’udienza possono assistere i parenti degli imputati, ma è loro vietato avvicinarsi ai detenuti. Una guardia li fa sistematicamente sedere nei posti più lontani, in ultima fila.
Gli avvocati palestinesi devono conoscere la  lingua  ebraica, ed richiedere alle autorità il permesso per entrare in territorio israeliano per incontrare i clienti e partecipare ai processi; altrettanto devono fare i parenti dei detenuti; per ottenere un permesso ci vogliono spesso parecchi mesi, e spesso viene negato. Ai parenti di età compresa tra i 16 ed i 35 anni, è vietato ogni visita ai detenuti.
Ai genitori arrestati, in occasione delle visite di figli molto piccoli, è vietato anche l’abbraccio con i figli.
I detenuti della Striscia di Gaza stanno ancora peggio, in quanto da più di un anno, è preclusa la visita di congiunti.
Nelle carceri le condizioni igienico-sanitarie sono disastrose, è negato l’accesso a trattamenti sanitari adeguati così come del tutto inadeguata è la possibilità per i minori detenuti di proseguire gli studi e godere di una qualsivoglia istruzione (una media di due ore la settimana di lezione, quando ci sono, senza alcuna distinzione per classi e per età).
Il  50% delle  condanne nei confronti dei minori è relativa al lancio di sassi, punito con pene fino a 10 anni di reclusione e che costituisce di per sé un crimine anche qualora questi sassi non colpiscano né persone nei veicoli ma siano semplicemente indirizzati verso “infrastrutture” di sicurezza, come ad esempio il muro di separazione, Per i reati per i quali è prevista una pena massima inferiore a 10 anni, non è prevista nemmeno la necessità dell’assistenza di un difensore.

Alcuni testimoni:

Abbiamo incontrato un ragazzo di 14 anni, prelevato da uomini in borghese presso la propria abitazione alle 4 di notte, spruzzato con il gas sulla faccia, colpito più volte anche quando era in terra, e durante gli interrogatori, costretto a firmare una confessione in ebraico, lingua a lui sconosciuta (come la gran parte degli  arrestati); è stato condannato a 4 mesi e mezzo di reclusione per aver lanciato un sasso nella direzione del muro, senza neppure colpirlo. Durante la detenzione gli è stato consentito di vedere i genitori solo per due volte.

Ad Hebron abbiamo incontrato i bambini di una famiglia, composta da sei fratelli, tutti minorenni, la più piccola dei quali di soli 4 anni, i cui genitori da oltre tre anni sono entrambi trattenuti in detenzione amministrativa (detenzione che viene disposta per motivi di “sicurezza” per la durata massima di sei mesi prorogabili per un numero indefinito di volte e senza necessità di contestare all’imputato alcuna incriminazione). Questi sei fratellini vivono soli con la nonna materna, e hanno visto i genitori pochissime volte. Vivono con un sussidio dell’ANP di 300 euro mensili, ed hanno smesso di andare a scuola. Israele ha  offerto alla sola madre la possibilità di riacquistare la libertà  a condizione che accetti di trasferirsi per sempre in Giordania.

Il quadro offerto alla delegazione di giuristi è estremamente angosciante.

La politica di Israele è volta a stroncare le nuove generazioni di palestinesi, procedendo ad arresti di massa di bambini dai 13 anni in su, trattenuti anche a più riprese per anni nelle carceri israeliane, privi di istruzione e di adeguate cure, destinati a crescere in carceri in cattive condizioni fisiche, di salute e culturali, e, molto probabilmente,  marchiati per sempre da un desiderio di vendetta nei confronti degli israeliani.

“You welcome”, ci ripetevano in continuazione questi ragazzi, mentre ci raccontavano le loro storie; col nodo in gola, a volte, era difficile fare delle domande.
llewal alle 19:48 in: politica, giustizia, diritti umani, razzismo, repressione
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domenica, giugno 22, 2008

Iniziativa verso il Gay Pride

Lunedi 23 giugno, ore 21
Teatro degli Zingari, via Mura degli Zingari, Genova 
la Comunità di San Benedetto organizza la proiezione del film:
"Nessuno uguale" di Claudio Cippelletti.
A seguire dibattito con Francesco Pivetta e don Gallo 

L’omosessualità esiste: non è una malattia, non è una devianza. E’ un’identità vera del 10% della popolazione umana.
Fare i conti con l’omosessualità significa affrontare la carica omofobica, lo stigma distruttivo ed emarginante che tanta cultura, tanta ‘religiosità’, gli stereotipi di maschile e femminile proiettano sull’omosessualità.
In secondo luogo significa superare un luogo comune che vede l’omosessualità come semplice problema sessuale e non come un’identità che si costruisce in un’affettività, in una progettualità relazionale, culturale ed esistenziale diversa. Ciò apre al più generale problema delle diversità:di genere, di esperienze religiose, delle cosi dette ‘razze’ ecc.
Il Gay Pride nazionale si terrà a Bologna sabato 28 giugno
Per saperne di più visita: www.bolognapride.it
*****
Il 28 giugno 2008 a Bologna si terrà il quindicesimo Pride nazionale che celebrerà l’orgoglio lesbico, gay, transgender e bisessuale. Il Bologna Pride unirà alla festosa celebrazione della ricchezza e della bellezza delle umane diversità una forte rivendicazione politica di diritti e riforme, che finora per lo stato italiano sono rimasti lettera morta. La comunita' SAN BENEDETTO AL PORTO sta organizzando per quella data un pulman conmeeting point da Genova PIAZZA DELLA VITTORIA (lato caravelle) ORE 10 partenza/rientro da Bologna previsto ORE 21 costo A/R 15 euro per prenotazioni e info 3393641575 Domenico 010.2471940 S. Benedetto oppure scrivete a info@sbenedetto.net

Il 23 giugno/ /a San Benedetto al Porto, si è svolta la /Prima nazionale/ del documentario *"Due volte genitori"*, toccante testimonianza in cui alcuni genitori si raccontano. Come si reagisce alla notizia che tuo figlio è gay o lesbica? Un film di 90 minuti centrato sul percorso che alcuni genitori sono riusciti a fare, da una parte ri-conoscendo il proprio filgio/a, dall'altra ri-nascendo come genitore. Un film toccante, emozionante, *intelligente*, che mostra come in Italia la tematica della sessualità sia ancora un tabù, e l'orientamento sessuale un tema che viene strumentalizzato pesantemente dalla Chiesa e dai politici. "Due volte genitori" è un documentario che *va assolutamente visto!* Il film documentario è stato girato da Claudio Cipelletti, con la collaborazione di Lucia Bonuccelli e Francesco Pivetta, in collaborazione con AGEDO, Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali Il film è stato presentato alla conferenza internazionale “/Family matters, sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche”/, a Firenze il 21 giugno Nel corso del prossimo anno scolastico, verrà distribuito nelle scuole della Toscana.

llewal alle 20:45 in: politica, diritti umani, razzismo
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domenica, giugno 15, 2008

Donne di Genova contro la violenza

Appello per un’iniziativa cittadina contro la violenza sulle donne e contro provvedimenti razzisti e repressivi in nome della sicurezza

Siamo un gruppo di realtà differenti presenti a Genova, organizzate e non, che si uniscono per invitarvi a un’iniziativa di solidarietà.
Sempre più mass media e politici danno grande importanza a fatti di cronaca che vedono uomini immigrati protagonisti di stupri verso donne italiane, e non altrettanta attenzione quando sono uomini italiani a picchiare, violentare, uccidere le proprie figlie, sorelle, mogli, amiche, ex. E ancor meno quando le vittime sono donne immigrate.
La violenza sulle donne non è un problema di ordine pubblico e non conosce distinzione di cultura, nazionalità, religione, classe sociale, appartenenza politica.
Non accettiamo nessuna strumentalizzazione delle violenze contro le donne, e verso tutta la società, come pretesto per promuovere politiche razziste, pacchetti sicurezza, binomi clandestino=criminale.
Contrastiamo ogni forma di violenza contro le donne, ogni razzismo, repressione e aggressione fascista ai danni di immigrate/i e giovani.
La nostra sicurezza fa rima con solidarietà, libertà e autodeterminazione per tutti/e. Vogliamo vivere nelle strade ( e nelle case! ), liberi/e e sicuri/e, ma lo possiamo fare solo prendendoci cura dell’altro/a, costruendo solidarietà e autodifesa per vivere tutti/e meglio!
Per questo vi proponiamo di ritrovarci per un’iniziativa unitaria

PRESIDIO SABATO 21 GIUGNO 2008
P.zza MATTEOTTI dalle 17.00

volantini, parole, musica, canti, microfono aperto a chi voglia portare il suo contributo

Promuovono: Arcilesbica, Associazione antirazzista e interetnica 3 Febbraio, Donne di Genova contro la violenza
Aderiscono: Città Partecipata, Socialismo Rivoluzionario, Centro delle Culture di Genova
llewal alle 13:03 in: politica, donne, appuntamenti, genova, diritti umani, razzismo, repressione
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sabato, giugno 07, 2008

Genova: leggi sull'immigrazione e leggi razziali

Le nuove leggi contro gli immigrati di questi ultimi giorni sono scioccanti: stiamo assistendo ad un ritorno indietro di almeno 50 anni. Il decreto 92 del 23.5.08 non parla del reato di clandestinità ma introduce regole che valgono solo per gli immigrati, propone pene diverse per immigrati e italiani e apre la strada ad un abbattimento della democrazia. La legge non è più uguale per tutti e se sei immigrato ricevi un trattamento diverso da un italiano. Oggi tocca agli immigrati, domani chissà: forse saranno leggi a danno di altre fascie sociali spinte alla devianza da bisogni a cui far fronte?? Venerdì 13 giugno il Centro delle Culture di Genova invita studenti, associazioni, comunità, immigrati, precari, lavoratori e disoccupati a conoscere questo nuovo decreto, che verrà commentato durante l'incontro "LEGGI SULL'IMMIGRAZIONE E LEGGI RAZZIALI - LEGGE BOSSI/FINI E PACCHETTO SICUREZZA". L'incontro, tenuto dall'Avv. ALESSANDRA BALLERINI, esperta in diritti dell'immigrazione, si svolgerà presso l'Università degli Studi di Genova, Via Balbi 4, Aula M, a partire dalle ore 17. Non permettiamo che questo decreto diventi una legge. Organizziamoci insieme e formiamo durante questo incontro un coordinamento di associazioni, individui e comunità per dire basta a leggi che vanno contro i diritti umani.
Per informazioni contattare centrodelleculturege@lifegate.it
llewal alle 11:57 in: politica, appuntamenti, genova, diritti umani, razzismo, repressione
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venerdì, giugno 06, 2008

Agnoletto, DeAmbrogio e Ferrero hanno visitato il CPT di Torino

Comunicato stampa

L’eurodeputato e il consigliere regionale denunciano: «UN UOMO PICCHIATO PERCHÉ AVEVA TENTATO DI FUGGIRE È STATO ESPULSO SENZA AVERE IL TEMPO DI SPORGERE DENUNCIA. E UN TESTIMONE DELLA MORTE DI HASSAN NEJL È STATO PRESO A CALCI E PUGNI… VIOLENZE SULLE QUALI È NECESSARIO INDAGARE».

Torino, 6 giugno 2008 – Vittorio Agnoletto, eurodeputato di Rifondazione comunista/Sinistra europea, Paolo Ferrero, ex ministro alla Solidarietà Sociale e Alberto Deambrogio, consigliere regionale di Rifondazione comunista, sono entrati oggi, venerdì 6 giugno, nel Centro di permanenza temporanea di Torino, per verificare la situazione nella struttura del capoluogo piemontese dopo la recente morte di Hassan Nejl. «Abbiamo raccolto diverse testimonianze sul caso di El Arbi Hindi – dichiarano Agnoletto e Deambrogio – che il 23 maggio scorso sarebbe stato picchiato dalle forze dell’ordine presenti all’interno del Cpt a causa di un suo tentativo di fuga dalla struttura. Martedì scorso l’uomo ha incontrato l’avvocato Gianluca Vitale, col quale aveva concordato l’intenzione di sporgere denuncia per le violenze subite, ma non ha fatto in tempo: il giorno seguente, mercoledì 4 giugno, è stato espulso dal Cpt e rispedito al suo Paese. Senza nemmeno avere la possibilità di denunciare alle autorità competenti l’ingiustizia di cui sosteneva di essere stato vittima. Un secondo caso, forse ancora più grave – continuano i due esponenti di Rifondazione Comunista – riguarda Rabi Said, uno dei testimoni oculari della morte di Hassan Nejl. Ha dichiarato – e vi sono diversi testimoni che lo confermano – di essere stato ammanettato, immobilizzato e pestato ripetutamente con calci, pugni e manganellate dal personale di sorveglianza, sabato 31 maggio. Diversi detenuti hanno sottoscritto questa versione dei fatti e potranno testimoniare al magistrato quanto da lui raccontato. L’avvocato Vitale ha già raccolto la denuncia che verrà immediatamente depositata. Ci auguriamo che, essendo un testimone della morte di Hassan Nejl, sulla quale vi è ancora in corso un’inchiesta, non venga espulso prima di poter parlare pubblicamente di quanto accaduto quella notte. Ci domandiamo anche se questo “trattamento” da lui raccontato non abbia un significato intimidatorio per chi ha testimoniato la presunta omissione di soccorso in merito alla morte di Nejl. Ci sono stati poi riferiti altri episodi di violenza sul quale stiamo raccogliendo ulteriore documentazione. Nel Cpt di via Mazzarello c’è anche un cittadino palestinese (richiedente asilo politico, tra l’altro), che, essendo apolide, dunque senza uno stato verso il quale poter essere espulso, per la terza volta trascorre 60 giorni nel centro di permanenza temporanea. Ancora, un ragazzo marocchino che è cresciuto con la madre, provvista di regolare permesso di soggiorno, da quando ha 12 anni e ha studiato nelle scuole italiane. Ma oggi, a 19 anni, ha perso il permesso di soggiorno, è finito al Cpt, nonostante la sua famiglia viva regolarmente in Italia… Tutte queste situazioni – concludono Agnoletto e Deambrogio – meritano quanto meno di essere verificate e indagate seriamente dalle autorità competenti: non è concepibile che chi denuncia di aver subito una violenza venga allontanato dal nostro Paese. La giustizia dovrebbe essere garantita a tutti». Sia Agnoletto che Deambrogio hanno infine annunciato l’intenzione di presentare interrogazioni, rispettivamente al Parlamento Europeo e in Regione, sulle testimonianze raccolte oggi nel Cpt torinese.
Vittorio Agnoletto, eurodeputato Rifondazione comunista/Sinistra europea
Alberto Deambrogio, consigliere regionale Piemonte Rifondazione comunista
llewal alle 19:59 in: politica, giustizia, diritti umani, razzismo, repressione
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venerdì, maggio 30, 2008

Lettera aperta alla Carfagna

Ricevo e pubblico....

Egregia Ministra Carfagna,
abbiamo letto con attenzione la sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne. Siamo certe: le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre non ne condividono il contenuto. La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne. Noi sappiamo che la famiglia è il luogo all’interno del quale si realizzano prevalentemente le violenze. Questo dato contrasta nettamente con il fatto che la famiglia sia eletta al ruolo di “ammortizzatore sociale”. Essa diventa una direzione obbligata dal sistema welfare di questo Stato che non provvede alla soluzione della precarietà di tante persone, che non permette alle donne di essere autosufficienti e che anzi chiede loro di supplire nei compiti di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe. Noi crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo. Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità è il modo migliore per legittimare una cultura discriminatoria e sessista di per se’ veicolo di violenza. Riteniamo pericoloso assegnare alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli e delle figlie la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari. Una simile considerazione non tiene conto dei dati che dimostrano che la maggior parte delle violenze da ex coniugi avviene in occasione degli incontri tra padre e madre per lo scambio del figlio. Stiamo parlando di quei tanti casi in cui l’affido condiviso è stato concesso nonostante la presenza di denunce per violenze e maltrattamenti nei confronti del coniuge ed è stata data all’ex la opportunità di continuare a fare del male a moglie e figlio. Sappiamo inoltre che sono tanti i casi in cui bambini e bambine vengano uccisi assieme alle mamme proprio dai padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso. Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia e dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia. E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata. Lei per prima si fa veicolo di questa cultura nel sostenere la Sua posizione contraria all’interruzione di gravidanza. Perchè equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere. Il messaggio che Lei trasmette è che le sole donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale e che si sentano autorizzati a reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci a non essere mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna. Bisogna anche intervenire praticamente, siamo d’accordo, ma non nel modo che intende Lei. Di sicuro non ci sembra un gran segno di “concretezza” il fatto che il governo tagli il fondo di 20 milioni di euro per la prevenzione e il sostegno alle vittime della violenza sessuale. Anzi questo ci dimostra che avevamo ragione: il governo usa i nostri corpi per legittimare la propria politica razzista e poi ci sottrae fondi indispensabili per attuare una politica contro la violenza. Ecco invece quanto noi intendiamo per “concretezza: E’ necessario investire sulle possibilità di autodeterminazione delle donne. Abbiamo bisogno di interventi strutturali che stabiliscano delle priorità difficili, non plateali come l’adozione di eserciti o più polizia. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci. Abbiamo diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permettano di vivere autonomamente senza dover restare a sopportare violenze perché piegate alla dipendenza economica dai mariti. Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma che vengano stanziati fondi nazionali che ne garantiscano l’operatività. Abbiamo bisogno che i genitori non siano prescrittivi nei confronti delle preferenze sessuali delle proprie figlie e dei propri figli. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica. Le azioni del Ministero delle Pari Opportunità dovrebbero essere improntate a riconoscere e promuovere le nostre reali necessità. Sia garante della concreta promozione dei diritti umani delle donne, primo tra tutti il diritto ad una vita libera dalla violenza, il diritto alla scelta su cosa fare della nostra vita e dei nostri corpi, così come voluto dalle principali convenzioni internazionali.
Cordiali saluti
Rete Nazionale Femminista e Lesbica

llewal alle 18:42 in: politica, donne, diritti umani, razzismo
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giovedì, maggio 22, 2008

«Aperta la caccia agli immigrati»

Ecco dove siamo arrivati. Questo è l'effetto della campagna mediatica degli ultimi mesi....

In una fabbrica della zona di Pieve di Soligo è stato trovato un volantino che invita alla «caccia di selvaggina migratoria: rumeni, albanesi, kossovari, talebani, afgani, zingari e extracomunitari in genere». Sconcerto tra l’opinione pubblica. «Abbiamo già segnalato il fatto al Prefetto di Treviso - commenta Paolino Barbiero - guai a sottovalutare questi segnali confinandoli alla goliardata. Di pagliacciata in pagliacciata si marcia verso un clima sociale razzista e xenofobo». Il volantino è stato trovato anche in altre zone del Nord Italia.....articolo
llewal alle 12:05 in: politica, diritti umani, razzismo, repressione
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sabato, dicembre 22, 2007

Paolo Farinella, prete - Senza auguri di Natale

Quando Natale diventa due volte osceno
Ora siamo più contenti e anche più laici. Che bel Natale 2007! Sarkozy, Presidente della laica Repubblica di Francia, patria del '79, è anche canonico della cattedrale del papa, San Giovanni in Laterano, la «madre di tutte le chiese». Degno successore di Enrico IV (1553-1610) che fu padre di figli legittimi, ma anche di 9 illegittimi avuti da un numero non precisato di amanti, Sarkozy è canonico della cattedrale, fresco di divorzio e amante di un'attrice italiana. Allora fu Clemente VIII (pont. 1592-1605) a benedire e «incanonicare» Enrico IV, quello del celebre epitaffio: Parigi val bene una Messa, convertendosi al cattolicesimo; oggi è Benedetto XVI che consacra il divorziato Sarkozy che si definisce cristiano, tanto da innaffiare le sue radici tre volte al giorno. Fatti suoi? Fatti loro? No! Nel momento in cui il ricevimento papale è solennemente pubblico con tanto di corte pontificia e canonicale (c'era anche la cappella musicale lateranense!!!!) e tanti poveri cristi sono esclusi dai sacramenti e dall'Eucaristia. Il popolo non sa leggere le interpretazioni della diplomazia, ma sa leggere criticamente i fatti che vede e giudica. Sembra che la Francia tenga molto a questi anacronistici residui storici, ma che il papa non gli avesse detto: «Presidente, per il canonicato, passi al prossimo divorzio! Sa, per la decenza mia e sua», è veramente un mistero della fede che lascia attoniti e scandalizzati. Se il presidente non capiva, visto che Ratzinger ha studiato il francese avrebbe potuto fargli la traduzione simultanea e scandire: «Monsieur le Président, pour la charge de chanoine, vous devez passer au prochain divorce! Vous comprenez, c'est pour la mienne et votre décence». Non credevo che la restaurazione potesse arrivare a tanto: il papa beatifica, santifica, «incanonica» i difensori della famiglia che fanno gargarismi di doping con l'acqua benedetta depurata e sniffano incenso: si chiamano Sarkozy, Berlusconi, Casini, Bossi, Santanchè et compagnia cantante. Il giorno dopo donna Letizia Moratti ha dichiarato guerra ai bambini della scuola materna, da ottima cattolica praticante e volontaria di Muccioli, senza avere nemmeno il pudore di consultare la carta costituzionale italiana e l'appena approvata carta europea dei diritti dei bambini. Finora non ho sentito una voce «cattolica», una protesta ufficiale, una presa di distanza da tutti i cattolici che l'hanno votata e che dopodomani andranno in Chiesa a fare festa a quell'extracomunitario di palestinese schifoso che è Gesù Bambino: il quale appena nato, per andare all'asilo ha dovuto emigrare in Egitto perché a Betlemme c'era il sindaco Erode, parente stretto della Moratti Letizia. Ora ci aspettiamo per coerenza che anche lei ordini la strage a colpi di spada di tutti i bambini nati non in regola al di sotto dei due anni. Nel frattempo speriamo che in uno sprazzo di spazio tra tutte queste cerimonie pagane, tra auguri e salamelecchi, il papa, il segretario di stato, l'arcivescovo di Milano, il presidente della Cei e i cristiani «natalini» o impegnati a portare pacchi ai bambini poveri, o dediti alla messa preconciliare, possano almeno trovare l'eco della flebile voce che grida nel deserto: i bambini e le bambine di ogni lingua, nazione e cultura, senza alcuna distinzione, specialmente i figli di immigrati irregolari, sono «principi di carne non negoziabili». A tutti auguro un Natale di tormento, senza sconti.
Con amicizia
Paolo Farinella, prete - Genova

llewal alle 22:05 in: politica, genova, razzismo, integralismo
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martedì, dicembre 18, 2007

Pestare a sangue gli immigrati detenuti nei CPT è legittimo. Assolti gli agenti

CPT Bologna – Pestaggio legittimo. Assolti gli agenti
Intervista all’Avvocato Simone Sabattini
[ Ascolta ] l’intervista all’avvocato Simone Sabattini
Assolti dall’accusa di lesioni personali aggravate i quattro agenti di polizia responsabili del pestaggio dei detenuti del CPT Mattei nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2003.

Pestare a sangue gli immigrati detenuti nei CPT è legittimo. Il giudice di Bologna Milena Melloni assolve con la motivazione della “causa di giustificazione” gli agenti che irruppero nel CPT ore dopo il tentativo di evasione picchiando e pestando a sangue i migranti.

L’avvocato Simone Sabattini, difensore dei migranti, definisce la sentenza inverosimile: “ il giudice ha accertato l’esistenza di pestaggio, quindi riconosce che il fatto sia avvenuto come descritto ma dichiara che la polizia ha agito nell’ambito dei propri poteri. Il segnale più inquietante è che il racconto degli stranieri è stato ricnosciuto come verosimile e che la polizia è intervenuta con un pestaggio successivo alla rivolta. Questo è un precedente drammatico: sia perché la procura non deve occuparsi di quanto fanno gli agenti nell’ambito dei loro poteri nel CPT, sia perché è una forma di impunità spaventosa verso interventi pacificamente al di fuori dell’ordine pubblico”.
Le deposizioni dei testimoni, tra cui Said Imich intervistato da Melting Pot, raccontano che gli agenti hanno effettuato una vera e propria spedizione punitiva nelle stanze dei detenuti e nella saletta del caffé quando ormai nella struttura era ritornata la calma. Infatti i migranti si erano ribellati dopo il picchiaggio brutale della polizia di due detenuti che avevano tentato l’ evasione. I migranti che avevano protestato salendo sulla tettoia erano già scesi e tutti si erano già ritirati nelle camere. Said era nella saletta del caffé con altri ragazzi, qui hanno fatto irruzioni i poliziotti in assetto antisommossa e hanno pestato con manganelli e calci i presenti, lanciando poi i lacrimogeni all’interno della piccola stanza.

Ha tutto il sapore di una sentenza speciale per un luogo speciale in cui i diritti hanno caratteristiche anomale. Secondo l’avvocato Sabattini “è raro e preoccupante infatti che una sentenza si discosti in maniera così evidente dal dibattimento, infatti le conclusioni del processo avrebbero dovuto essere molto diverse, tant’è che tutti si aspettavano una condanna. Nella prassi giudiziaria quotidiana per arrivare ad una condanna serve molto molto meno. Qui c’è stato un compendio probatorio pesantissimo, con quindici testimonianze... il metro utilizzato per le motivazioni è discutibile e la sentenza appare incomprensibile.”

I migranti, anche se assolti dall’accusa di comportamento violento, ricorreranno in appello, nel frattempo è facile immaginare le ricadute concrete sulle condizioni di trattenimento nei cpt italiani, dove ogni giorni i migranti che manifestano il disagio e la disperazione subiscono abusi e soprusi dagli agenti di Polizia, dove lo stato di privazione del diritto è così tangibile che sempre più spesso i detenuti cadono in uno stato di depressione patologica che di recente ha portato al suicidio.

[ lunedì 17 dicembre 2007 ]
Meltingpot
llewal alle 09:34 in: politica, diritti umani, razzismo, repressione
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martedì, dicembre 04, 2007

Si sa...

Si sa che i leghisti usano espressioni "colorite", che ne sparano una dietro l'altra, che loro possono dire quello che vogliono, mentre per una scritta su un muro magari una persona "normale" viene regolarmente denunciata e condannata. Ma queste uscite mi sembrano un po' troppo colorite e colorate...di nero!

«Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta da Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città....il resto qui




llewal alle 21:43 in: politica, diritti umani, razzismo, repressione
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venerdì, novembre 23, 2007

Genova, mercoledi 28 novembre Auditorium di San Salvatore Piazza Sarzano, 9
Incontro pubblico su immigrazione, accoglienza, diritti e percezione della sicurezza
[ Comunità San Benedetto al Porto - info@sanbenedetto.org ]
   "Dimmi chi escludi, ti dirò chi sei"
Quali diritti di cittadinanza, quali politiche di accoglienza nelle nostre città?

con
Don Andrea Gallo
Comunità S. Benedetto al Porto di Genova
Marco Revelli,

sociologo,docente di scienza della politica, Universita' Orientale,Piemonte
Don Alessandro Santoro,
Comunita' Le Piagge di Firenze
Nicolò Scialfa,

vice-presidente del Consiglio Comunale di Genova (prc-se)
partecipano alla discussione:

Husein Salah
Centro Islamico Culturale di Genova

Roberto Faure
avvocato, Ass. Cità' Aperta Genova

Massimo Cannarella
(DISA)Univerista' di Genova-progetto Tresegy
Bella Alonso
Comunita' San Benedetto al Porto
e
le organizzazioni di strada:
Netas,Latin Kings and Queens,Master of the streets,Bandoleras,csoa Zapata

e tutte le associazioni e i singoli migranti che vorrano partecipare

Introduce Fabio Scaltritti
Coordina Milena Zappon (San Benedetto)

Per discutere insieme sulle politiche securitarie che molte città stanno promuovendo contro le fasce più marginali della popolazione. Abbiamo infatti la convinzione che tali politiche aumentino l'insicurezza e non producano tutela. Inoltre la sicurezza SOCIALE è l'unica premessa indispensabile per qualsiasi strategia di tutela della cittadinanza.
NON E' VERO CHE LA SICUREZZA "NON E' NE' DI DESTRA NE' DI SINISTRA"
E chi lo afferma mente sapendo di mentire.
Per avere una conferma basta verificare  se prima della sicurezza penale si è cercato di realizzare
una vera, piena e universale promozione della Sicurezza Sociale!!!
Se non è così, la sicurezza così intesa è solo un tassello per la costruzione
di immaginari xenofobi, razzisti alla ricerca di facile consenso.
llewal alle 12:14 in: politica, giustizia, appuntamenti, genova, diritti umani, razzismo
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domenica, settembre 09, 2007

Un giorno di prigione per ogni vita salvata

...Ed è agghiacciante il messaggio che il tribunale di Agrigento ha lanciato all'intera marineria del Mediterraneo che già più di una volta, proprio per il timore di guai, ha omesso di prestare soccorso a imbarcazioni in difficoltà. Neanche il genio del prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini sarebbe stato in grado di inventare un appello così esplicito: "Fatevi gli affari vostri e lasciateli morire"... Repubblica
llewal alle 22:26 in: diritti umani, razzismo, repressione
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sabato, giugno 16, 2007

Gay Pride


Come godoooooooooooooooo!!!!!!!!!! E così i talebani sono sistemati!
llewal alle 23:00 in: politica, diritti umani, razzismo, no vat
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sabato, giugno 16, 2007

Di bene in meglio....

Stati Uniti : bambini (neri) in carcere per nulla
di Rico Guillermo*
Il caso di Paris Hilton e' un fiasco della giustizia e genera disturbo, confrontato con quello dei tanti bambini ed adolescenti negli USA che vengono criminalizzati e gettati in carcere per comportamenti che in passato non avrebbero mai condotto all'intervento della legge. E' il commento di Robert Herbert sul New York Times del 9 giugno. E causa di questo, sottolinea l'editorialista, sono i funzionari scolastici e il sistema penale attuale. Due mesi fa una ragazzina di 6 anni della Florida fu ammanettata dalla polizia portata nella prigione della contea per uno scherzo un po' pesante all'asilo. La polizia di Brooklyn recentemente ha arrestato piu' di 30 giovani, di eta' fra i 13 e i 22 anni, mentre camminavano in un sottopassaggio, per una veglia per un amico adolescente che era stato assassinato. Nessuna prova è stata presentata che i giovani si stessero comportando in modo scorretto, ne' sono state trovate droghe o armi, ma i giovani sono stati accusati dalla polizia di essersi riuniti illegalmente e di comportamento disordinato. A marzo, la polizia di Baltimora ha ammanettato un ragazzo di 7 anni e lo ha preso in custodia per essere andato con una minomoto sul marciapiede. Il ragazzo, terrorizzato, ha detto di esserne stato spaventato, e il sindaco Sheila Dixon ha poi chiesto scusa per l'arresto. I bambini, compresi alcuni con problemi psicologici, vengono arrestati in America per aver portato strumenti da taglio che avevano progettato di utilizzare in classe nelle esercitazioni di arte, oppure per essere venuti alle mani a scuola. Un rapporto del 2006 sulle pratiche disciplinari nelle scuole della Florida indica che uno studente e' stato arrestato per aver lanciato una lattina di soda ed e' stato incriminato del reato di "lancio di missile". Si tratta di "un problema che e' uscito dal controllo", secondo Herbert: "comportamenti che una volta erano considerati una parte normale della crescita comportano ora arresto ed incarcerazione" e quindi i ragazzi si trovano a "sviluppare atteggiamenti negativi" verso le forze dell'ordine e la giustizia. Come conseguenza, molti lasciano la scuola, o sono forzati a farlo, ma nei casi peggiori, l'esperienza serve da corso introduttivo al vero comportamento criminale. Una questione che fa ancor piu' impressione se confrontata con il caso dell'attrice ed ereditiera Paris Hilton, prima condannata (per guida in stato di ubriachezza) a 23 giorni e incarcerata nella zona "per vip" del carcere, poi liberata, ora tornata in carcere, ma comunque trattata con i guanti bianchi. Il Programma razziale sulla giustizia dell'Unione americana per le libertà civili sta studiando questa questione ed ha rilevato che gli allievi bianchi hanno probabilita' significativamente inferiori di essere arrestati per infrazioni secondarie che gli allievi latinoamericani o neri. L'arrestata di 6 anni in Florida era nera. L'arrestato di 7 anni di Baltimora era nero. Anche Shaquanda Cotton era nera. Aveva 14 anni ed era una matricola della scuola di Parigi, in Texas, quando fu arrestata per aver spinto una telecamera nel corridoio. E' stata condannata nel marzo 2006 per "assalto a pubblico ufficiale" e condannata a 7 anni di prigione. La famiglia di Shaquanda ha notato che il giudice che l'ha condannata aveva condannato, appena tre mesi prima, una ragazza bianca di 14 anni per incendio doloso per aver bruciato casa sua. La ragazza bianca ha ottenuto l'assegnamento in prova. Shaquanda e' stata liberata di recente per la sollevazione della pubblica opinione sul suo caso e per lo scandalo sugli abusi sessuali nelle strutture carcerarie minorili del Texas. Un "insegnamento", quest'ultimo, che puo' cambiare tutta la vita.
* si ringrazia Claudio Giusti
Speciale giustizia
Speciale razzismo
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NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI CITANDO L'AUTORE E LINKANDO www.osservatoriosullalegalita.org

llewal alle 18:47 in: news, giustizia, diritti umani, razzismo, repressione
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