mercoledì, luglio 09, 2008

Al lavoro - Genova chiama

Progetto Comunicazione
Al lavoro - Genova chiama
15-22 luglio, Munizioniere di Palazzo Ducale

Una mostra multimediale sui diritti negati dei lavoratori del nostro tempo.
Sicurezza, precarietà, immigrazione raccontati con video, fotografie, installazioni, dati.
In apertura, la memoria di Genova 2001 e la situazione dei processi.
Nel settimo anniversario del G8 genovese, prende vita a Genova dal 15 al 22 luglio 2008 una mostra sulle problematiche del lavoro e della sicurezza, Al lavoro – Genova chiama, realizzata da Progetto
Comunicazione e dal comitato Piazza Carlo Giuliani. Lo spazio espositivo è il Munizioniere di Palazzo Ducale. Dal 2001, quando Genova fu teatro della cancellazione di ogni diritto, ogni anno Progetto Comunicazione e il comitato Piazza Carlo Giuliani presentano in luglio a Genova una nuova mostra dedicata ai diritti negati. Sono stati affrontati i temi della giustizia, della menzogna nell’informazione, dei pericoli per la Costituzione, di tortura, di guerra, di acqua.
Quest’anno parliamo di lavoro, pensando che un buon modo per fotografare la nostra società sia capire come paga chi lavora, quali condizioni gli impone, quali diritti gli riconosce, quanti lavoratori uccisi è disposta a tollerare. In Italia di lavoro si muore ogni giorno, per infortunio e per malattia. L’Italia è il paradiso della precarietà, senza sicurezza del posto di lavoro e del reddito. A chi viene da altri Paesi per cercare lavoro, l’Italia offre schiavitù e illegalità. In questa mostra il lavoro prende parola per raccontare la precarietà, la morte, la fatica. Prende parola a Genova, memoria del 2001, tempo e luogo da non dimenticare: quando e dove sicurezza, legalità, progetto politico hanno subito un attacco violento e profondo. E alla memoria del luglio 2001 è dedicato il tratto iniziale della mostra Al lavoro - Genova chiama, con documenti di allora e di oggi: testi, fotografie e monitor sui quali scorrono i materiali audiovisivi raccolti per testimoniare i fatti di Genova 2001, per tornare a parlare delle violenze di quei giorni, delle troppe questioni irrisolte, del nuovo rischio di cancellazione dei processi. Il vasto percorso espositivo dedicato al lavoro inizia con le immagini del rogo alla ThyssenKrupp e con l’enorme problematica della sicurezza sul lavoro. Si va dalle morti nei cantieri alle situazioni a rischio dei lavoratori clandestini, dalle difficoltà dei precari agli specifici problemi delle lavoratrici, senza dimenticare il problema degli infortuni delle casalinghe tra le mura domestiche. Un’interminabile striscia di carta riporta la cronaca delle centinaia di morti sul lavoro in questi mesi. Un approfondimento è dedicato all’avvelenamento da amianto, raccontato con testi, fotografie e videointerviste realizzate a Casale Monferrato. La sezione sul lavoro precario di Al lavoro - Genova chiama riporta videostorie e reportage fotografici, con testimonianze raccolte nei cantieri, nel porto, nel commercio e nel terziario avanzato. L’area dedicata ai migranti inizia con le fotografie sul lavoro minorile nel mondo, presenta le nuove rotte della migrazione e le testimonianze di lavoratori stranieri in Italia, tra la tirannia del caporalato, i rischi sul lavoro, il problema della cittadinanza.
La mostra Al lavoro - Genova chiama è accompagnata da un catalogo.
Art director di Al lavoro - Genova chiama è Federico Mininni. Alla realizzazione della mostra hanno
contribuito registi, fotografi, videomaker e giornalisti.
Alcuni nomi:
Giornalisti e scrittori: Alessandra Fava, Fabrizio Gatti, Carlo Riva, Marco Rovelli.
Fotografi: Lucio Cavicchioni, Elio Colavolpe, Fabio Fiorani, Dino Fracchia, Fausto Giaccone, Eros Mauroner, Fernando Moleres, Samuele Pellecchia.
Artisti: Raffaella La Vena, Winfried Loeschburg, Sara Poli.

Comitato Piazza Carlo Giuliani
Info:
piazzacarlogiuliani@tiscali.it

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sabato, luglio 05, 2008

Genova G8: Convegno "L'Italia è una repubblica che convive con la tortura"

COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
www.veritagiustizia.it - info@veritagiustizia.it
mailing list: inviare messaggio vuoto a veritagiustiziagenova-subscribe@yahoogroups.com

Genova, domenica 20 luglio 2008 Munizioniere di Palazzo Ducale - ore 10,30

L'Italia è una repubblica che convive con la tortura
Incontro-dibattito sullo stato dei diritti civili e politici

Partecipano:
Enrica BARTESAGHI, presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova
Riccardo NOURY, portavoce della sezione italiana di Amnesty International
Mauro PALMA, presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura
Gennaro SANTORO, coordinatore nazionale di Antigone
Ettore ZERBINO, Medici contro la tortura
Interviene: Marta VINCENZI, sindaco di Genova
Coordina: Massimo CALANDRI, giornalista de Il Lavoro-la Repubblica
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mercoledì, luglio 02, 2008

Genova 2001: programma iniziative dal 15 al 22 luglio




Al lavoro - Genova chiama

15-22 luglio, Munizioniere di Palazzo Ducale
Una mostra multimediale sui diritti negati dei lavoratori del nostro tempo.
Sicurezza, precarietà, immigrazione raccontati con video, fotografie, installazioni, dati.
In apertura, la memoria di Genova 2001 e la situazione dei processi.

Genova, domenica 20 luglio 2008
Munizioniere di Palazzo Ducale - ore 10,30
L'Italia è una repubblica  che convive con la tortura
Incontro-dibattito sullo stato dei diritti civili e politici

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venerdì, giugno 20, 2008

Genova G8: Lettera al Presidente del Consiglio, signor Silvio Berlusconi

Genova, 20 giugno 2008
*Lettera al Presidente del Consiglio, signor Silvio Berlusconi*
Gentile Presidente, si ricorda del mese di luglio del 2001, quando da poco eletto presidente del consiglio, si trovò a gestire il G8 a Genova, deciso dalla precedente maggioranza di centro-sinistra? Si ricorderà sicuramente dei limoni (finti) da far appiccicare agli alberi privi di frutti (meschini), del giusto divieto di esporre aglio e mutande nei vicoli di Genova per dare al mondo una degna immagine del nostro paese. Di quelle decine di migliaia di manifestanti "rompicoglioni" (mi scusi il termine), che avevano deciso di manifestare contro il G8 riempiendo le strade e le piazze di Genova. Forse non ricorderà tutto, lei era impegnato nel faticoso compito di padrone di casa con ospiti illustri ma, in quei giorni di luglio del 2001, fu ucciso un manifestante, Carlo Giuliani, centinaia di manifestanti furono feriti, umiliati e torturati, nelle piazze, alla scuola Diaz, nelle caserme di Forte San Giuliano e Bolzaneto. Ora le scrivo per chiederle un favore. In questi giorni il nostro Parlamento sta per approvare una norma che bloccherebbe una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002.Sappiamo bene che questa norma è stata pensata principalmente per sollevare lei dal faticoso incarico di presentarsi davanti ai Giudici per un fastidioso procedimento a suo carico. Come la capisco, anche a me viene sempre il magone quando devo andare a testimoniare in Tribunale, finora per fortuna ho dovuto farlo solo due volte, come parte civile nei processi Diaz e Bolzaneto. Caro Presidente, deve sapere che, tra i processi interessati vi sono i processi relativi ai fatti di Genova del luglio 2001, la norma in questione bloccherebbe due procedimenti arrivati ormai alla vigilia della sentenza di primo grado. Nel primo, riguardante i maltrattamenti e le torture inflitte a centinaia di detenuti italiani e stranieri nella caserma di polizia di Bolzaneto, sono imputati 44 appartenenti alle forze dell'ordine: secondo il calendario fissato dal Tribunale di Genova, la sentenza è prevista entro la fine di luglio. Nel secondo processo sono imputati 29 funzionari e dirigenti di polizia per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari di 93 persone (fra le quali 78 di nazionalità straniera) all'interno della scuola Diaz: la sentenza è attesa per il mese di novembre. So bene che lei non vorrebbe mai e poi mai che questi ed altri processi, quale quello per i fatti di Napoli (marzo del 2001), che vedono imputati numerosi appartenenti alle forze di polizia, siano bloccati per un anno e destinati alla prescrizione; lo so perché conosco il rispetto che lei porta alle Forze di Polizia e quindi il suo desiderio che questi processi giungano al più presto al loro termine, per condannare i colpevoli degli abusi e restituire a tutti gli altri onesti agenti la stima di tutti gli italiani. Quindi le chiedo: faccia pure approvare la norma che le eviterà il fastidio di un processo a suo carico, nessuno avrà nulla da obiettare, la cosiddetta opposizione non si opporrà, così come non si è opposta (da maggioranza) alla promozione degli imputati nei processi Diaz e Bolzaneto, così come non ha approvato (da maggioranza) la commissione d'inchiesta su Genova, ma faccia in modo che questo non blocchi i processi Diaz e Bolzaneto. Perché, vede, in questi processi sono coinvolte centinaia di parti civili straniere, che potrebbero boicottare di nuovo la splendida immagine dell'Italia all'estero, e non so quante migliaia di limoni di plastica saranno necessari per abbellire il nostro Bel Paese e togliergli la puzza di marcio che da Napoli si sta diffondendo, rapidamente, fino a Genova. Passando per ROMA e per il nostro Parlamento.
Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova

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martedì, giugno 17, 2008

AMNESTY INTERNATIONAL SUI PROCESSI RELATIVI AI FATTI SVOLTISI A GENOVA NEL LUGLIO 2001

COMUNICATO STAMPA CS77-2008
DICHIARAZIONE DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL SUI PROCESSI RELATIVI AI FATTI SVOLTISI A GENOVA NEL LUGLIO 2001
Il Comitato Verita¹ e Giustizia per Genova ha reso noto che le ipotesi di modifica al decreto legge sulla sicurezza presentate oggi al Senato, che sospenderebbero una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002, fermerebbero i processi per i fatti avvenuti a Genova nel luglio 2001. Una sfortunata coincidenza, che va purtroppo ad aggiungersi a una serie di circostanze che non da coincidenze derivano, bensi¹ da precise responsabilita¹, le quali rendono particolarmente negletti i processi per i fatti di Genova e ancora piu¹ ardua la ricerca della giustizia per le vittime. Una fra tutte queste circostanze: la mancanza nel codice penale italiano di un reato di tortura e maltrattamenti. Questa mancanza, ad esempio, impone ai procuratori nel processo sui fatti di Bolzaneto di descrivere una realta¹ Œdi oggettiva vessazione nei confronti di tutti i detenuti e per tutto il periodo della loro permanenza presso il sito¹ avendo a disposizione, per perseguire i colpevoli, unicamente reati ordinari, in quanto tali colpiti da prescrizione. In quel luglio 2001 erano gia¹ trascorsi 13 anni da quando Amnesty International chiedeva all'Italia di considerare un reato specifico la tortura e i maltrattamenti commessi da pubblici ufficiali. Ha fatto un certo effetto sentire che questa esigenza viene testimoniata da chi, in questi anni, ha svolto le inchieste su cio¹ che avvenne nella caserma di Bolzaneto. Apprendere oggi che c'e¹ il rischio che salti anche il simbolico appuntamento con la giustizia costituito dalla sentenza per Bolzaneto e dai prossimi, importanti, passaggi degli altri procedimenti, aggiunge a questo quadro un¹ennesima triste sfumatura.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 17 giugno 2008

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martedì, giugno 17, 2008

Genova G8: lettera per il Presidente della Repubblica

Qui sotto c'è un testo che proponiamo a tutti di copiare (ed eventualmente modificare, integrare etc.) e sottoscrivere col proprio nome e cognome e di inviare al presidente della repubblica, attraverso il sito della presidenza della repubblica, a questo link https://servizi.quirinale.it/webmail/ E' importante esercitare il massimo delle pressioni affinché questo scempio non sia compiuto.
Grazie a tutti
Comitato Verità e Giustizia per Genova

On. Presidente Giorgio Napolitano,
il Parlamento sta per approvare una norma che bloccherebbe una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002. Fra questi vi sono i processi relativi ai fatti di Genova del luglio 2001, quando le garanzie costituzionali furono ripetutamente calpestate, come ormai accertato sul piano storico. La norma in questione bloccherebbe due procedimenti arrivati ormai alla vigilia della sentenza di primo grado. Nel primo, riguardante i maltrattamenti inflitti a decine di detenuti italiani e stranieri nella caserma di polizia di Bolzaneto, sono imputati 45 appartenenti alle forze dell'ordine: Secondo il calendario fissato dal Tribunale di Genova, la sentenza è prevista entro la fine di luglio. Nel secondo processo sono imputati 29 funzionari e dirigenti di polizia per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari di 93 persone (fra le quali 75 di nazionalità straniera) all'interno della scuola Diaz: la sentenza è attesa per il mese di novembre. Centinaia di vittime dirette dei soprusi e tutti i cittadini democratici - io fra questi - guardano al tribunale di Genova con una sincera aspirazione alla giustizia. Bloccando i processi alla vigilia della sentenza, la fiducia mia e di tutti i cittadini nella legalità costituzionale sarebbe irrimediabilmente compromessa. A Genova lo stato di diritto fu sospeso e furono compiuti abusi inconcepibili per un Paese democratico: è inaccettabile - e pericoloso - che si impedisca alla giustizia di fare il suo corso. Per questo Le chiedo di intervenire, con tutti gli strumenti a sua disposizione, affinché nel nostro Paese non si compia un simile arbitrio.
Cordialmente, un cittadino democratico,
Nome e Cognome

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martedì, giugno 17, 2008

Sulla possibile sospensione dei processi sul G8 di Genova

Comunicato stampa di Vittorio Agnoletto
 
AGNOLETTO, «IL 25 APRILE NAPOLITANO MI DISSE: "CONDIVIDO LA VOSTRA SETE DI VERITÀ MA NON POSSO FARE NULLA". OGGI INVECE POTREBBE FARE MOLTO».

Milano, 17 giugno 2008 - «A Genova – dichiara Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum ai tempi del G8 del 2001 -, durante la cerimonia ufficiale del 25 aprile avevo consegnato al Presidente della Repubblica i verbali delle requisitorie del Pubblico Ministero sulle torture di Bolzaneto. Napolitano in quell'occasione dichiarò di condividere la nostra richiesta di verità e giustizia pur ricordando, ovviamente, che non aveva alcun potere d'interferire con il lavoro della magistratura. Oggi, invece, il Presidente della Repubblica ha la possibilità di contribuire direttamente alla ricerca della verità e della giustizia confermando, con un atto concreto, quanto pubblicamente dichiarato il 25 aprile. Accolga l'appello del Comitato Verità e Giustizia di Genova, si rifiuti di firmare la legge sulla sospensione dei processi, impedisca che la verità sulle drammatiche giornate genovesi sia definitivamente archiviata. Sarebbe un atto coraggioso che riavvicinerebbe le istituzioni a molti cittadini e perfettamente in sintonia con i valori della Resistenza e della Costituzione che il Presidente difese con forza nel suo discorso, proprio a Genova, in occasione della Festa della Liberazione. Se i processi di Genova fossero sospesi, l'Italia, conosciuta in tutto il mondo come la Patria del diritto, si trasformerebbe nel regno dell'impunità. Un Paese sempre più lontano dall'Europa e sempre più vicino alla Colombia».
Vittorio Agnoletto, portavoce del Genoa Social Forum ai tempi del G8 di Genova, eurodeputato di Rifondazione comunista/Sinistra europea,

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martedì, giugno 17, 2008

Genova G8: saltano i processi? Intervenga Napolitano

COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
www.veritagiustizia.it - info@veritagiustizia.it

comunicato stampa

SALTANO ANCHE I PROCESSI DEL G8? INTERVENGA NAPOLITANO

Sembra che il cosiddetto decreto salva Berlusconi, fra i suoi vari effetti collaterali, abbia la sospensione dei processi in corso contro agenti, funzionari e dirigenti delle forze dell'ordine per i fatti del G8 di Genova del 2001. Sarebbe una beffa, dopo sette anni di indagini e udienze, e un atroce atto di ingiustizia per le centinaia di vittime degli abusi compiuti nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz e per tutti i cittadini democratici. Sarebbe un atto così grave, che stentiamo a credere che possa davvero compiersi.
Com'è noto, i procedimenti giudiziari sono alla vigilia della sentenza di primo grado: quella per i maltrattamenti inflitti ai detenuti nella caserma di Bolzaneto, riguardante 45 agenti, è stata messa in calendario per il prossimo mese di luglio; quella per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari alla scuola Diaz, riguardante 29 funzionari e dirigenti di polizia, è attesa per novembre.
Se davvero il parlamento decidesse di bloccare questi delicati processi, saremmo di fronte a un atto sostanzialmente eversivo: si impedirebbe alla magistratura di fare la sua parte (almeno in primo grado) in merito ad eventi che hanno segnato una gravissima caduta dello stato di diritto, gettando discredito sulle nostre forze dell'ordine e sull'intero ordinamento democratico italiano.
Si impedirebbe a centinaia di persone, vittime degli abusi nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz, di aspirare a un risarcimento morale attraverso la giustizia; si impedirebbe a tutti i cittadini di recuperare fiducia nella legalità costituzionale, che a Genova fu sospesa e che il parlamento si appresta ad accantonare.
Ci appelliamo al presidente della Repubblica, garante della Costituzione, affinché ci risparmi questo scempio.
Genova, 17 giugno 2008
Comitato Verità e Giustizia per Genova
llewal alle 18:34 in: politica, diritti umani, g8 , processi genova g8
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giovedì, giugno 12, 2008

Genova G8, processo piazza Manin

All'udienza di ieri, hanno testimoniato 5 spagnoli del gruppo di Saragozza. sono stati citati come testi contro i quattro ps che arrestarono due di loro a seguito della carica su piazza Manin. Tutto ebbe inizio dal "denucione" presentato dall'avvocato Emanuele Tambuscio, oltre 60 denunce raccolte faticosamente ricostruirono la dinamica della carica. I due spagnoli arrestati furono in seguito archiviati grazie ad un video di Lunarossa. I quattro ps che verbalizzarono l'arresto rinviati a giudizio x falso. Prossima udienza 28 ottobre 2008.
IL MANIFESTO - Botte ai Pink non violenti Genova, 12 giugno 2008
BOTTE AI PINK NON VIOLENTI LA POLIZIA: C'ERA UNA MOLOTOV
«Avanzate e fate degli arresti»: così ordinò la centrale della polizia al reparto mobile di Bologna nei pressi di piazza Manin e ne seguirono cariche, pestaggi e l'arresto di due spagnoli di Saragozza. Quattro poliziotti della Mobile di Bologna sono accusati di falso, calunnia e abuso d'ufficio perché hanno falsamente accusato uno di aver lanciato una molotov, l'altro di aver assalito un poliziotto con un tubo innocenti. Ieri mattina, alla prima udienza del processo, finalmente hanno parlato uno degli arrestati e tre testimoni. Tutti parteciparono venerdì 20 luglio 2001 al corteo colorato e festoso dei pink. E tornando nella piazza, a mani nude dopo le cariche vengono arrestati i due spagnoli. Un terzo del gruppo viene malmenato dagli agenti. La molotov non l'ha vista nessuno.

Un breve montaggio di alcune sequenze prodotte al processo

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lunedì, giugno 02, 2008

Costituzione e Bolzaneto

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Al Ministro dell'Interno Roberto Maroni
Al Ministro della Giustizia Angelino Alfano

In occasione della Festa della Repubblica Italiana, nel 60° anniversario della Costituzione: mai più Bolzaneto. (Lettera aperta).

Ill.mo Presidente, On.li Ministri,
le notizie emerse dal processo sui fatti della caserma di Bolzaneto di Genova 2001 ci hanno immediatamente evocato tre storie.
La prima storia è raccontata da Isabel Allende nel Romanzo "La casa degli spiriti". Un ricco signore, un senatore, Esteban Trueba, sostenitore, ideatore, mandante del golpe militare di Pinochet in Cile, è il protagonista negativo del libro. Crede di poter avere qualche vittoria personale dalla reazione militare, dalla repressione poliziesca. Ma il clima di terrore e di violenza che anche lui ha contribuito ad innescare finisce per travolgerlo tragicamente: la sua amata nipote stuprata, suo figlio seviziato e ucciso, lui stesso malmenato in più occasioni.
La seconda storia è scritta nei Vangeli. Un cruento film di Mel Gibson ha riportato gli eventi narrati alla reale cruda brutalità, dopo che la devozione popolare li aveva forse ridotti ad un'icona un po' troppo addolcita. Si parla di un uomo, il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth, sottoposto a torture, sevizie, pestaggi, crocifissione. Si parla di flagellatori sanguinari e totalmente incapaci di pietà. Questa violenza gratuita, insensata, meschina, volgare, esprime in sé tutta la miseria umana. Dei suoi carnefici Gesù dice: "Non sanno quello che fanno".
La terza storia è quella della nostra Costituzione Repubblicana. I rappresentanti della società civile, riuniti in Assemblea Costituente, vogliono ricostruire una convivenza pacifica e democratica, in un paese che esce traumatizzato dal fascismo e dalla guerra. Proprio il ricordo di quegli anni tragici dominati dal terrore e dalla totale mancanza di libertà , fanno emergere con chiarezza i principi che devono fondare una società giusta e libera. Superando ogni divisione ideologica tra laici e cattolici, tra progressisti e conservatori, i membri dell'Assemblea Costituente all'articolo 13 scrivono: "La libertà personale è inviolabile", e continuano più sotto: "E' punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà".
E infine una quarta storia, che non avremmo mai voluto sentire, ed è dei nostri giorni. Sta emergendo dall'inchiesta sui fatti della caserma di Bolzaneto, avvenuti a Genova durante il G8 dell'estate 2001. Parla di violenze e di torture consumate all'interno di una caserma, in uno spazio chiuso che prometteva omertà e impunità . Parla di ragazze sottoposte a umiliazioni sessuali, terrorizzate da minacce di stupro. Parla di ragazzi arrestati picchiati con pugni, calci, testate contro il muro, piercing strappati. Una rivoltante mattanza. Una violazione dei diritti umani avvenuta qui, in Italia, a casa nostra, ad opera di agenti dello Stato. Agenti che evidentemente ignorano le lezioni provenienti dalle tre storie precedenti: il Cile di Isabel Allende, i Vangeli, la Costituzione. Probabilmente non era la prima volta che questi agenti compivano simili bravate. Probabilmente non sarà neppure l'ultima. Ecco, alla fine di queste 4 storie vogliamo dire con chiarezza che il nostro bisogno di sicurezza e di tutela non trova risposta nei manganelli e nei pestaggi. Stracciando la Costituzione e sospendendo i diritti civili L'ordine non viene garantito, bensì minacciato. Non entriamo neppure sulla questione dell'equilibrio tra le esigenze di ordine pubblico e la garanzia della libertà di manifestare. Ci limitiamo ad un tema molto più ovvio: l'illegittimità dei mezzi di repressione usati. Il pensiero che esistano tutori dell'ordine violenti che godono di impunità ci terrorizza. Uno Stato che crede di assicurare l'incolumità e la sicurezza dei cittadini dando mano libera alle forze di polizia è uno Stato irresponsabile. Noi come cittadini chiediamo garanzie e regole, non violenza di Stato. I gravi fatti della caserma di Bolzaneto hanno reso la vita in questo paese meno sicura e meno libera.
Distinti Saluti
Luca Cremonini - S.Agata Bolognese (BO)
Mirca Montosi - Castelfranco Emilia (MO)
Piero Serra - Castelfranco Emilia (MO) 
Enrico Accorsi - S.Giovanni in Persiceto (BO) 
Annamaria Cosmi - San Giovanni in Persiceto (BO) 
Luca Cosmi - San Giovanni in Persiceto (BO)
Rita Salvaterra - Crevalcore (BO)

llewal alle 22:49 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto, processi genova g8
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sabato, maggio 24, 2008

Comunicato Stampa Comitato Verità e Giustizia per Genova

COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
www.veritagiustizia.it - info@veritagiustizia.it
comunicato stampa
LA CARRIERA SEGRETA (?) DEL DOTTOR DE GENNARO - 1
I quotidiani in questi giorni dedicano molta attenzione alla carriera del dottor Gianni De Gennaro, già capo della polizia, poi capo di gabinetto (confermato) del ministero dell'Interno e da ultimo anche commissario speciale per l'emergenza rifiuti in Campania. Fra le ipotesi per il futuro, c'è la nomina al vertice dei servizi segreti unificati. Negli articoli che abbiamo letto, e soprattutto nelle valutazioni che evidentemente ministri e leader politici stanno compiendo, manca ogni riferimento alla fallimentare e antidemocratica condotta tenuta dalla polizia di stato durante il G8 di Genova del 2001, noto nel mondo per le violenze e gli abusi commessi dalle forze dell'ordine italiane.
Il dottor De Gennaro all'epoca era il comandante in capo. Lo era anche nei mesi e anni successivi, quando i maggiori responsabili della "perquisizione" alla scuola Diaz, per quanto indagati e rinviati a giudizio, sono stati promossi, inviando alla cittadinanza e ai lavoratori di polizia un messaggio di copertura e di impunità. Il dottor De Gennaro era ancora capo della polizia quando è stato indagato per induzione alla falsa testimonianza dell'ex questore di Genova, Francesco Colucci, durante il processo per le violenze, le falsificazioni e gli arresti arbitrari alla scuola Diaz. Il dottor De Gennaro è stato rinviato a giudizio e il 16 giugno dovrà presentarsi in aula.
In un paese che sembra cieco e sordo, e al cospetto di una classe politica che pare del tutto indifferente alle violazioni costituzionali compiute a Genova e legittimate dopo Genova, noi continuiamo a scandalizzarci, e perciò riteniamo del tutto inopportuna l'eventuale, ulteriore promozione sul campo del dottor De Gennaro.
Comitato Verità e Giustizia per Genova
Genova, 22 maggio 2008
Enrica Bartesaghi
Lorenzo Guadagnucci

LA CARRIERA SEGRETA (?) DEL DOTTOR DE GENNARO - 2
Proprio ieri, in un comunicato ignorato da tutti i media ma reperibile su Internet(www.veritagiustizia.it), scrivevamo che la fin troppo annunciata ascesa di Gianni De Gennaro al vertice dei servizi segreti ci pareva del tutto inopportuna.
Ricordavamo ieri, e ripetiamo oggi, che nei molti articoli usciti in questi giorni, ed evidentemente nelle valutazioni del governo, manca ogni riferimento alla fallimentare e antidemocratica condotta tenuta dalla polizia di stato durante il G8 di Genova del 2001, noto nel mondo per le violenze e gli abusi commessi dalle forze dell'ordine italiane.
Il dottor De Gennaro all'epoca era il comandante in capo. Lo era anche nei mesi e anni successivi, quando i maggiori responsabili della "perquisizione" alla scuola Diaz, per quanto indagati e rinviati a giudizio, sono stati promossi, inviando alla cittadinanza e ai lavoratori di polizia un messaggio di copertura e di impunità.
Il dottor De Gennaro era ancora capo della polizia quando è stato indagato per induzione alla falsa testimonianza dell'ex questore di Genova, Francesco Colucci, durante il processo per le violenze, le falsificazioni e gli arresti arbitrari alla scuola Diaz. Il dottor De Gennaro è stato rinviato a giudizio e il 16 giugno dovrà presentarsi in aula.
In un paese che sembra cieco e sordo, e al cospetto di una classe politica che pare del tutto indifferente alle violazioni costituzionali compiute a Genova e legittimate dopo Genova, noi continuiamo a scandalizzarci.
Comitato Verità e Giustizia per Genova
Genova, 23 maggio 2008
Enrica Bartesaghi
Lorenzo Guadagnucci

Facciamo una scommessa? - Enrica Bartesaghi
Oggi, venerdì 23 maggio 2008, il Prefetto Gianni De Gennaro è stato nominato direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), ovvero super-capo dei super-servizi-segreti. Il Prefetto Gianni De Gennaro già capo della Polizia durante i fatti Napoli e Genova del 2001, promosso a Capo di Gabinetto del Ministero degli Interni da Amato e successivamente commissario prefettizio per l´emergenza-rifiuti in Campania, è indagato ed è stato chiesto il suo rinvio a giudizio per concorso in falsa testimonianza. Avrebbe cercato di addomesticare, a suo favore, il processo Diaz. Secondo i pm Francesco Cardona Albini ed Enrico Zucca, i super-poliziotti sotto accusa per la Diaz avrebbero elaborato una precisa "strategia": minimizzare il ruolo dell´ex capo della polizia, e prendersela con chi in qualche modo non può più difendersi: Arnaldo La Barbera, nel frattempo deceduto. Lorenzo Murgolo, uscito dal processo. Ansoino Andreassi, che era contrario all'intervento. Il giorno 16 giugno è prevista l'udienza preliminare per gli imputati: Gianni De Gennaro, Francesco Colucci ex-questore di Genova (ora prefetto), Spartaco Mortola, ex-dirigente della Digos di Genova (ora questore vicario a Torino). Tutti funzionari in carriera. L'aver partecipato direttamente o indirettamente al sanguinoso bliz alla Scuola Diaz, non ha intaccato minimamente le loro fulgide carriere, anzi! Nè col governo Berlusconi, nè con Prodi, nè ora col Berlusconi new. Scommettiamo che domani sui maggiori quotidiani e nei vari TIGGI', nessuno dei prodi giornalisti ricorderà che per De Gennaro è stato richiesto il rinvio a giudizio per fatti correlati col processo Diaz in corso? Che il super-capo dei super-servizi-segreti si troverà in posizione quantomeno agevolata per presentarsi il 16 giugno davanti al Tribunale di Genova, e che il processo Diaz rischia nuovamente di subire ricatti ed ulteriori tentativi di addomesticamento? Io scommetto fino a 5 delle vecchie lire che tutto questo non accadrà, perchè noi viviamo in un paese democratico, con un governo ed un'opposizione democratica, con un'informazione libera, dove tutti sono uguali davanti alla Legge, dove non esistono censure, dove l'unico, vero problema di sicurezza dei cittadini sono i ROM. Sicuramente i prodi giornalisti, il governo e l'opposizione, saranno in grado di convincere i 93 della Diaz ed i 250 di Bolzaneto che la maggiore minaccia alla loro sicurezza sono gli zingari e non chi ha devastato le lore vite a colpi di manganello, tutti promossi, tutti sicuramente impuniti.
Si accettano scommesse,
Enrica Bartesaghi

Sì, qualcuno lo ha ricordato...
Da Repubblica.it
"... nonostante qualche voce dell'ala estrema della coalizione ne chiedesse la testa per la gestione del G8 di Genova..."
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martedì, maggio 06, 2008

G8, De Gennaro a processo il 16 giugno

Resa dei conti in aula per le bugie sull´assalto alla Diaz raccontate d´intesa tra i 3 grandi accusati.
L´udienza preliminare è in programma lunedì 16 giugno davanti al gup Silvia Carpanini, che ha accolto la richiesta di rinvio presentata dalla procura genovese. Sul banco degli imputati sono in tre. Il primo si chiama Gianni De Gennaro, nel luglio 2001 era il capo della polizia italiana e da allora ha proseguito un´inarrestabile carriera: oggi è commissario prefettizio per l´emergenza-rifiuti in Campania. Dicono che potrebbe fare il ministro nel prossimo governo Berlusconi....leggi tutto
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giovedì, aprile 17, 2008

G8, no global a processo

Liberazione

Il 24 aprile la sentenza del tribunale di Cosenza
G8, no global a processo
I difensori: «Non fu associazione sovversiva»
Beatrice Macchia

È proseguito ieri mattina in Corte d'assise a Cosenza, con altre arringhe difensive, il processo ai 13 militanti no global aderenti alla "Rete del sud ribelle" accusati di associazione sovversiva per gli incidenti accaduti nel 2001 durante il Global Forum di Napoli ed il G8 di Genova.
L'avvocato Maurizio Nucci, difensore di due degli imputati, Anna Curcio e Claudio Dionesalvi, ha sostenuto «l'assoluta inconsistenza di prove a support,o della contestazione di associazione sovversiva».
«Non esistono prove, in particolare - ha aggiunto - sul presunto accordo tra gli imputati per costituire tale associazione e per attuare i reati contestati dal pm, come la sovversione dell'ordine pubblico».
Anche l'avvocato Luigi Bonofiglio, difensore di Michele Santagata, ha sostenuto l'insussistenza dell'associazione sovversiva.
Il processo riprenderà il prossimo 23 aprile, mentre per il giorno successivo era stata fissata la sentenza ma, a causa di alcune udienze annullate, la data della fine del processo potrebbe anche slittare.
Il pm, Domenico Fiordalisi, ha chiesto la condanna di tutti gli imputati a complessivi 50 anni di reclusione e 26 di libertà vigilata. La condanna più alta, sei anni di reclusione e tre di libertà vigilata, è stata chiesta per Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione comunista; Luca Casarini, leader delle "tute bianche", e per Francesco Cirillo.
«L'attività di Casarini, Caruso e degli altri al G8 di Genova è stata di tipo politico» spiega uno dei difensori, Maria Luisa Daddabbo: «e rientrava nelle iniziative consuete del movimento di cui gli imputati fanno parte. Non esiste alcuna prova che gli scontri siano stati pianificati e poi messi in pratica dagli imputati. Anzi, l'analisi dei filmati e delle intercettazioni dimostra proprio il contrario e cioè che gli scontri sono stati provocati in maniera del tutto arbitraria dalle forze dell'ordine che hanno agito a freddo provocando la fuga degli imputati e degli altri manifestanti. Scappare dalle cariche di polizia non è reato. Peraltro, dopo i processi di genova ad alcuni membri delle forze dell'ordine, appare chiaro che l'intero castello accusatorio sta crollando».
I difensori chiederanno l'assoluzione.
Il processo di Cosenza dura da oltre tre anni. I 13 imputati sono accusati d'aver fatto parte di un'associazione sovversiva denominata "rete meridionale del sud ribelle", costituita formalmente a Cosenza il 19 maggio del 2001.
Al sodalizio avrebbero aderito gruppi antagonisti meridionali uniti dall'obiettivo di turbare l'esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati economici, alterare l'ordinamento del mercato del lavoro. Le arringhe della difesa sono cominciate il 4 febbraio e si concluderanno il 23 aprile. L'avvocatura dello Stato ha chiesto 5 milioni di euro come risarcimento per i danni all'immagine patiti durante il Global forum di Napoli e durante il G8 di Genova. La rete supportolegale.org, dove si possono trovare informazioni preziose sui processi di Genova e Cosenza, commenta così: «Un processo che fin dalle sue premesse si farà ricordare come
tragicamente farsesco, grottesco, una commedia all'italiana, più "I
Mostri", che non "I Soliti Ignoti"». Durante il processo uno dei consulenti tecnici, Raffaele Borretti, ha ammesso di non aver trovato del materiale audio non è stato ritrovato sul supporto magnetico e informatico consegnatogli.
A metà marzo i pm genovesi avevano chiesto 80 anni di reclusione per i 25 presunti responsabili delle torture nella caserma di Bolzaneto.
17/04/2008


sabato, marzo 22, 2008

Promozioni....

Da De Gennaro a Doria, tutte le promozioni accordate ai protagonisti delle mattanze

In questi anni abbiamo raccolto un piccolo elenco, sicuramente incompleto, delle promozioni accordate ai maggiori protagonisti dei processi alle forze dell'ordine scaturiti dai fatti del G8: Gianni De Gennaro , capo della polizia dal 2000, indagato al processo Diaz per induzione alla falsa testimonianza, nel 2007 diventa capo di gabinetto del ministro dell'Interno Giuliano Amato e all'inizio del 2008 è nominato commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania. Francesco Gratteri , imputato al processo Diaz, capo dello Sco, nel 2007 è divenuto capo del Dipartimento nazionale anticrimine. Il suo vice all'epoca del G8, Gilberto Caldarozzi , imputato Diaz, gli è succeduto come direttore dello Sco. Giovanni Luperi , imputato Diaz, nel 2001 vice capo dell'Ucigos, è dal 2007 capo del dipartimento analisi dell'ex Sisde. Spartaco Mortola , imputato Diaz, già capo della Digos di Genova, è vice questore vicario di Torino. Filippo Ferri , imputato Diaz, già capo della squadra mobile della Spezia, ora ricopre lo stesso incarico a Firenze. Vincenzo Canterini , imputato Diaz, già capo del VII reparto mobile di Roma, è divenuto vice questore ed è impegnato in Romania in una struttura investigativa internazionale. Fabio Ciccimarra , imputato Diaz e anche al processo a Napoli per gli abusi nella caserma Raniero (durante le manifestazioni del marzo 2001), già commissario capo a Napoli, è ora capo della squadra mobile di Cosenza. Alessandro Perugini , imputato per Bolzaneto e per il calcio in faccia a un minorenne già arrestato e picchiato, da vice capo della Digos è divenuto vice questore. Oronzo Doria , imputato per Bolzaneto, già colonnello di polizia penitenziaria, è divenuto generale.
E' un elenco che si commenta da solo.
Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, ha scritto pochi giorni fa che «uno Stato che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico». E commentando la certezza della prescrizione per gli imputati eventualmente condannati al processo per i fatti di Bolzaneto, ha aggiunto questa osservazione: «Un governo degno di questo nome non potrebbe mantenere tranquillamente nei ranghi delle forze dell'ordine coloro che risulteranno aver commesso questi fatti, senza perdere ancora una volta di credibilità. Non basta una ventata di indignazione passeggera: occorre coerenza di comportamenti per il futuro».
Il nostro Comitato fin dalla sua nascita (luglio 2002) chiede alle istituzioni coerenza di comportamenti (...). Nel luglio 2001 le forze dell'ordine rinnegarono i valori costituzionali, minando la credibilità delle istituzioni. C'è un solo modo, come ci insegna fra gli altri Valerio Onida, per recuperare la dignità perduta, e cioè avviare una rigorosa operazione di pulizia e di trasparenza. Le nostre istituzioni hanno invece agito in direzione contraria. Il Parlamento non ha istituito una commissione d'inchiesta, i vertici di polizia non si sono fatti da parte e hanno anzi ostacolato l'azione della magistratura, come più volte denunciato dagli inquirenti. Nel processo per i fatti della Diaz - una della pagine più nere nella storia recente della polizia italiana - sono imputati alcuni altissimi dirigenti che sono arrivati in giudizio con gradi più alti e ruoli ancor più delicati di quelli che occupavano all'epoca dei fatti. In aggiunta quasi tutti gli imputati (27 su 29) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande dei pm, diritto che spetta agli imputati, ma di dubbia moralità per alti dirigenti delle forze dell'ordine.
Ogni imputato, lo sappiamo bene, è innocente fino al terzo grado di giudizio, ma non è questo il punto: esistono ragioni etiche, professionali, di cultura costituzionale che dovrebbero imporre, in determinate circostanze, ad altissimi dirigenti dello Stato di fare un passo indietro. E toccherebbe ai rappresentanti dei cittadini, quindi agli uomini di governo, stabilire la priorità dei valori etici e costituzionali dello Stato di diritto rispetto alle carriere dei singoli funzionari. Perciò riteniamo sbagliato, ingiusto e pericoloso che i massimi dirigenti non siano stati rimossi e anzi siano state accordate così tante promozioni per i funzionari coinvolti nei fatti di Genova. Queste promozioni, sommate all'impunità giudiziaria garantita dalle prescrizioni, hanno mandato ai cittadini e agli stessi lavoratori delle forze dell'ordine un messaggio sbagliatissimo: si è fatto capire che di fronte a fatti incancellabili e intollerabili come gli abusi e le violenze della Diaz, di Bolzaneto, di Forte San Giuliano, piazza Alimonda, di via Tolemaide, di corso Italia, di piazza Manin e via elencando, lo Stato risponde con un nulla di fatto. Tutti assolti gli imputati, nessuna punizione disciplinare per gli autori degli abusi, promozioni per funzionari e dirigenti. La credibilità delle istituzioni in questo modo viene azzerata.
Comitato Verità e Giustizia per Genova
llewal alle 11:31 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto, diaz, processi genova g8
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