sabato, luglio 12, 2008

Lettera aperta di Mark Covell alla Sindaco di Genova

Dear Marta Vincenzi,

My name is Mark Covell. I am the English journalist that almost died during the Diaz raid on July 21st 2001. I understand from my lawyers that Diaz Pertini remains closed and out of bounds to the victims of the raid on during what will be a very special time and anniversary because the Bolzaneto verdict is due very soon.
Amongst my serious injuries (some of which i have never recovered from) is extensive Post Traumatic Stress Disorder (PTSD). Many of the victims have suffered and still suffering from severe PTSD.
My doctors in England and here in Italy have advised me that with the Bolzaneto verdict due and with the Diaz raid trial also coming to an end, that I will experience a wide range of emotions and feelings which need to be accommodated and understood by the authorities.
For myself and all the victims from Diaz we want closure and for our life to move on finally. It has been a very difficult seven years travelling the road to justice with much obstruction placed in front of us and with many difficult emotions to deal with.
These emotions for all of us are especially acute during this period. I therefore request and ask that Diaz Pertini be opened on July 21st from 1pm to 7pm for all victims who wish to visit (and with their families) so we can come to terms with what happened on that terrible night.
I realise this may cause some inconvenience to the school headmaster of Diaz Pertini by it is very important in a moral and ethical sense that the ground floor of Diaz Pertini school is opened so we can bring closure to those events and move on with our lives. Finally, i would like to say that this will be the last request from the Diaz victims for this school to be opened so that Diaz Pertini can also return to normality as well.
I very much hope that you grant our special request and we thank you in advance of considering our request.

Regards
Mark Covell
llewal alle 10:27 in: politica, giustizia, genova, g8 , diaz
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, luglio 11, 2008

Fiaccole contro ogni silenzio i no global tornano alla scuola

La giornata della Diaz, lunedi' 21 luglio, dovrebbe iniziare con l´attesa della sentenza del processo di Bolzaneto in tribunale ma in realtà il pronunciamento per la prigione del G8 potrebbe arrivare in anticipo già la prossima settimana. Alle ore 18.00 del 21 luglio quindi l´appuntamento è per il circolo Arci Zenzero in via Torti per un incontro dal titolo "Io che nel 2001 non c´ero", conversazioni con i ragazzi e le ragazze che nel 2001 avevano 15 anni. Alle 19.30 partirà la fiaccolata per via Battisti e alle 22.30 proprio nei locali della scuola ci sarà la proiezione del film "Video Diaz"........leggi tutto

llewal alle 14:27 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, diaz
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
mercoledì, luglio 02, 2008

Genova 2001: programma iniziative dal 15 al 22 luglio




Al lavoro - Genova chiama

15-22 luglio, Munizioniere di Palazzo Ducale
Una mostra multimediale sui diritti negati dei lavoratori del nostro tempo.
Sicurezza, precarietà, immigrazione raccontati con video, fotografie, installazioni, dati.
In apertura, la memoria di Genova 2001 e la situazione dei processi.

Genova, domenica 20 luglio 2008
Munizioniere di Palazzo Ducale - ore 10,30
L'Italia è una repubblica  che convive con la tortura
Incontro-dibattito sullo stato dei diritti civili e politici

llewal alle 13:54 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto, diaz, processi genova g8
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, maggio 24, 2008

Comunicato Stampa Comitato Verità e Giustizia per Genova

COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
www.veritagiustizia.it - info@veritagiustizia.it
comunicato stampa
LA CARRIERA SEGRETA (?) DEL DOTTOR DE GENNARO - 1
I quotidiani in questi giorni dedicano molta attenzione alla carriera del dottor Gianni De Gennaro, già capo della polizia, poi capo di gabinetto (confermato) del ministero dell'Interno e da ultimo anche commissario speciale per l'emergenza rifiuti in Campania. Fra le ipotesi per il futuro, c'è la nomina al vertice dei servizi segreti unificati. Negli articoli che abbiamo letto, e soprattutto nelle valutazioni che evidentemente ministri e leader politici stanno compiendo, manca ogni riferimento alla fallimentare e antidemocratica condotta tenuta dalla polizia di stato durante il G8 di Genova del 2001, noto nel mondo per le violenze e gli abusi commessi dalle forze dell'ordine italiane.
Il dottor De Gennaro all'epoca era il comandante in capo. Lo era anche nei mesi e anni successivi, quando i maggiori responsabili della "perquisizione" alla scuola Diaz, per quanto indagati e rinviati a giudizio, sono stati promossi, inviando alla cittadinanza e ai lavoratori di polizia un messaggio di copertura e di impunità. Il dottor De Gennaro era ancora capo della polizia quando è stato indagato per induzione alla falsa testimonianza dell'ex questore di Genova, Francesco Colucci, durante il processo per le violenze, le falsificazioni e gli arresti arbitrari alla scuola Diaz. Il dottor De Gennaro è stato rinviato a giudizio e il 16 giugno dovrà presentarsi in aula.
In un paese che sembra cieco e sordo, e al cospetto di una classe politica che pare del tutto indifferente alle violazioni costituzionali compiute a Genova e legittimate dopo Genova, noi continuiamo a scandalizzarci, e perciò riteniamo del tutto inopportuna l'eventuale, ulteriore promozione sul campo del dottor De Gennaro.
Comitato Verità e Giustizia per Genova
Genova, 22 maggio 2008
Enrica Bartesaghi
Lorenzo Guadagnucci

LA CARRIERA SEGRETA (?) DEL DOTTOR DE GENNARO - 2
Proprio ieri, in un comunicato ignorato da tutti i media ma reperibile su Internet(www.veritagiustizia.it), scrivevamo che la fin troppo annunciata ascesa di Gianni De Gennaro al vertice dei servizi segreti ci pareva del tutto inopportuna.
Ricordavamo ieri, e ripetiamo oggi, che nei molti articoli usciti in questi giorni, ed evidentemente nelle valutazioni del governo, manca ogni riferimento alla fallimentare e antidemocratica condotta tenuta dalla polizia di stato durante il G8 di Genova del 2001, noto nel mondo per le violenze e gli abusi commessi dalle forze dell'ordine italiane.
Il dottor De Gennaro all'epoca era il comandante in capo. Lo era anche nei mesi e anni successivi, quando i maggiori responsabili della "perquisizione" alla scuola Diaz, per quanto indagati e rinviati a giudizio, sono stati promossi, inviando alla cittadinanza e ai lavoratori di polizia un messaggio di copertura e di impunità.
Il dottor De Gennaro era ancora capo della polizia quando è stato indagato per induzione alla falsa testimonianza dell'ex questore di Genova, Francesco Colucci, durante il processo per le violenze, le falsificazioni e gli arresti arbitrari alla scuola Diaz. Il dottor De Gennaro è stato rinviato a giudizio e il 16 giugno dovrà presentarsi in aula.
In un paese che sembra cieco e sordo, e al cospetto di una classe politica che pare del tutto indifferente alle violazioni costituzionali compiute a Genova e legittimate dopo Genova, noi continuiamo a scandalizzarci.
Comitato Verità e Giustizia per Genova
Genova, 23 maggio 2008
Enrica Bartesaghi
Lorenzo Guadagnucci

Facciamo una scommessa? - Enrica Bartesaghi
Oggi, venerdì 23 maggio 2008, il Prefetto Gianni De Gennaro è stato nominato direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), ovvero super-capo dei super-servizi-segreti. Il Prefetto Gianni De Gennaro già capo della Polizia durante i fatti Napoli e Genova del 2001, promosso a Capo di Gabinetto del Ministero degli Interni da Amato e successivamente commissario prefettizio per l´emergenza-rifiuti in Campania, è indagato ed è stato chiesto il suo rinvio a giudizio per concorso in falsa testimonianza. Avrebbe cercato di addomesticare, a suo favore, il processo Diaz. Secondo i pm Francesco Cardona Albini ed Enrico Zucca, i super-poliziotti sotto accusa per la Diaz avrebbero elaborato una precisa "strategia": minimizzare il ruolo dell´ex capo della polizia, e prendersela con chi in qualche modo non può più difendersi: Arnaldo La Barbera, nel frattempo deceduto. Lorenzo Murgolo, uscito dal processo. Ansoino Andreassi, che era contrario all'intervento. Il giorno 16 giugno è prevista l'udienza preliminare per gli imputati: Gianni De Gennaro, Francesco Colucci ex-questore di Genova (ora prefetto), Spartaco Mortola, ex-dirigente della Digos di Genova (ora questore vicario a Torino). Tutti funzionari in carriera. L'aver partecipato direttamente o indirettamente al sanguinoso bliz alla Scuola Diaz, non ha intaccato minimamente le loro fulgide carriere, anzi! Nè col governo Berlusconi, nè con Prodi, nè ora col Berlusconi new. Scommettiamo che domani sui maggiori quotidiani e nei vari TIGGI', nessuno dei prodi giornalisti ricorderà che per De Gennaro è stato richiesto il rinvio a giudizio per fatti correlati col processo Diaz in corso? Che il super-capo dei super-servizi-segreti si troverà in posizione quantomeno agevolata per presentarsi il 16 giugno davanti al Tribunale di Genova, e che il processo Diaz rischia nuovamente di subire ricatti ed ulteriori tentativi di addomesticamento? Io scommetto fino a 5 delle vecchie lire che tutto questo non accadrà, perchè noi viviamo in un paese democratico, con un governo ed un'opposizione democratica, con un'informazione libera, dove tutti sono uguali davanti alla Legge, dove non esistono censure, dove l'unico, vero problema di sicurezza dei cittadini sono i ROM. Sicuramente i prodi giornalisti, il governo e l'opposizione, saranno in grado di convincere i 93 della Diaz ed i 250 di Bolzaneto che la maggiore minaccia alla loro sicurezza sono gli zingari e non chi ha devastato le lore vite a colpi di manganello, tutti promossi, tutti sicuramente impuniti.
Si accettano scommesse,
Enrica Bartesaghi

Sì, qualcuno lo ha ricordato...
Da Repubblica.it
"... nonostante qualche voce dell'ala estrema della coalizione ne chiedesse la testa per la gestione del G8 di Genova..."
llewal alle 12:18 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto, diaz, processi genova g8
commenti: commenti (popup) | commenti
martedì, maggio 06, 2008

G8, De Gennaro a processo il 16 giugno

Resa dei conti in aula per le bugie sull´assalto alla Diaz raccontate d´intesa tra i 3 grandi accusati.
L´udienza preliminare è in programma lunedì 16 giugno davanti al gup Silvia Carpanini, che ha accolto la richiesta di rinvio presentata dalla procura genovese. Sul banco degli imputati sono in tre. Il primo si chiama Gianni De Gennaro, nel luglio 2001 era il capo della polizia italiana e da allora ha proseguito un´inarrestabile carriera: oggi è commissario prefettizio per l´emergenza-rifiuti in Campania. Dicono che potrebbe fare il ministro nel prossimo governo Berlusconi....leggi tutto
llewal alle 18:32 in: politica, giustizia, genova, g8 , diaz, processi genova g8
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, aprile 03, 2008

G8 di Genova, un questore ammette: «L'irruzione alla Diaz fu un errore»

Avrebbe manifestato anche lui al G8 di Genova e si sarebbe disperato se fosse stato il papà di una delle ragazze finite in ospedale dopo gli scontri. Confessioni, sfoghi e umanità di un questore che non ha partecipato al G8 e non sa di essere ascoltato dai cronisti. «Avrei potuto esserci anch'io, in altri tempi, a manifestare contro il G8, a Genova, e magari a dormire in un sacco a pelo in quella maledetta scuola. Avrebbe potuto esserci mio figlio. E ce n'erano a Genova, di ragazzi figli di amici e colleghi. Non lo so cosa avrei fatto se fosse stata mia figlia quella ragazza finita in ospedale mezza morta che i genitori non hanno saputo per un giorno intero dov'era finita?». Parla così un funzionario della polizia di stato che nell'estate del 2001 a Genova non c'era....leggi tutto
llewal alle 21:10 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8 , diaz
commenti: commenti (popup) | commenti
martedì, aprile 01, 2008

TORTURA, UN MARCHIO SU GENOVA 2001

Quando nel 2001 a Bolzaneto uomini e donne della legge hanno mortificato, violentato e torturato era passato solo un anno dalla approvazione a Bruxelles della "Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea". L'articolo 4 della Carta recita "Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a trattamenti inumani o degradanti". Il catalogo compilato dai magistrati genovesi circa i fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto e le notizie che ne ha dato la stampa non lasciano dubbi: a Bolzaneto la tortura c'è stata, non casuale ma programmata e di gruppo.
Finalmente, ha scritto Rodotà (Repubblica 28 marzo 2008) il silenzio istituzionale è stato rotto; nessuno può più trincerarsi dietro il "non sapevo". Purtroppo quanto è stato detto in aula dai pubblici ministero, non ha trovato nell'informazione nazionale - sia pure con l'eccezione di Repubblica (articoli di D'Avanzo, Cassese e Onida, 18-20 marzo 2008) - l'eco che sarebbe stato auspicabile. Neppure il sistema politico ha reagito come sarebbe stato necessario; parole di circostanza e nessun impegno. Eppure le democrazie, i paesi civili, ha scritto Rodotà, avrebbero l'obbligo di affrontare i loro vuoti, le loro inadeguatezze; nel caso di Bolzaneto la inquietante assenza di norme che colpiscano la barbarie che si è consumata e che potrebbe ripetersi.
La campagna elettorale in corso "avrebbe dovuto favorire il parlar chiaro, gli impegni netti". Ad esempio "perché non dire subito che la prima proposta di legge (o la seconda o la terza, non importa) sarebbe stata proprio quella volta a colmare la vergognosa lacuna dell'assenza di una norma sulla tortura, che rende inadempiente l'Italia... di fronte all'umanità intera?".
Anche la proposta di una Commissione parlamentare d'inchiesta - ha aggiunto Rodotà - potrebbe non essere sufficiente o divenire un espediente per rinviare a chissà quando i necessari provvedimenti. Già oggi infatti, "pur con le lacune della legislazione penale, sono possibili impegni istituzionali e politici, vincolanti almeno per il futuro ministro dell'Interno: ricorso a tutti gli strumenti amministrativi disponibili per emarginare chi è stato protagonista di quelle vicende; pubblica condanna, senza troppi distinguo, nel momento stesso dell'assunzione dell'incarico".
Perché invece si tace? si chiede Rodotà. "Perchè -è la sua risposta- la fabbrica della paura è divenuta parte integrante della fabbrica del consenso", e l'enfasi posta sul bisogno di sicurezza porta all'eclisse della cultura dei diritti.
A dargli ragione basterebbe fare il conto di quante riunioni ufficiali, a Genova negli ultimi 5 anni, sono state dedicate al tema della "sicurezza" e della "tolleranza zero", e quante ai comportamenti inqualificabili vissuti durante il G8.
(m.c.)
OLI
Osservatorio Ligure sull'Informazione
http://www.olinews.it/
llewal alle 22:24 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8 , bolzaneto, diaz
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)
lunedì, marzo 31, 2008

G8, depistaggi a catena



Dagli affari di un poliziotto con un faccendiere alle intercettazioni che spiegano come furono fatte sparire le molotov della Diaz, sino alla falsa testimonianza di cui è accusato l’ex capo della polizia. Ecco la storia dei depistaggi che hanno segnato l’ultimo anno di processi al G8...Il Secolo XIX
llewal alle 14:22 in: politica, giustizia, genova, g8 , diaz
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
sabato, marzo 22, 2008

Promozioni....

Da De Gennaro a Doria, tutte le promozioni accordate ai protagonisti delle mattanze

In questi anni abbiamo raccolto un piccolo elenco, sicuramente incompleto, delle promozioni accordate ai maggiori protagonisti dei processi alle forze dell'ordine scaturiti dai fatti del G8: Gianni De Gennaro , capo della polizia dal 2000, indagato al processo Diaz per induzione alla falsa testimonianza, nel 2007 diventa capo di gabinetto del ministro dell'Interno Giuliano Amato e all'inizio del 2008 è nominato commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania. Francesco Gratteri , imputato al processo Diaz, capo dello Sco, nel 2007 è divenuto capo del Dipartimento nazionale anticrimine. Il suo vice all'epoca del G8, Gilberto Caldarozzi , imputato Diaz, gli è succeduto come direttore dello Sco. Giovanni Luperi , imputato Diaz, nel 2001 vice capo dell'Ucigos, è dal 2007 capo del dipartimento analisi dell'ex Sisde. Spartaco Mortola , imputato Diaz, già capo della Digos di Genova, è vice questore vicario di Torino. Filippo Ferri , imputato Diaz, già capo della squadra mobile della Spezia, ora ricopre lo stesso incarico a Firenze. Vincenzo Canterini , imputato Diaz, già capo del VII reparto mobile di Roma, è divenuto vice questore ed è impegnato in Romania in una struttura investigativa internazionale. Fabio Ciccimarra , imputato Diaz e anche al processo a Napoli per gli abusi nella caserma Raniero (durante le manifestazioni del marzo 2001), già commissario capo a Napoli, è ora capo della squadra mobile di Cosenza. Alessandro Perugini , imputato per Bolzaneto e per il calcio in faccia a un minorenne già arrestato e picchiato, da vice capo della Digos è divenuto vice questore. Oronzo Doria , imputato per Bolzaneto, già colonnello di polizia penitenziaria, è divenuto generale.
E' un elenco che si commenta da solo.
Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, ha scritto pochi giorni fa che «uno Stato che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico». E commentando la certezza della prescrizione per gli imputati eventualmente condannati al processo per i fatti di Bolzaneto, ha aggiunto questa osservazione: «Un governo degno di questo nome non potrebbe mantenere tranquillamente nei ranghi delle forze dell'ordine coloro che risulteranno aver commesso questi fatti, senza perdere ancora una volta di credibilità. Non basta una ventata di indignazione passeggera: occorre coerenza di comportamenti per il futuro».
Il nostro Comitato fin dalla sua nascita (luglio 2002) chiede alle istituzioni coerenza di comportamenti (...). Nel luglio 2001 le forze dell'ordine rinnegarono i valori costituzionali, minando la credibilità delle istituzioni. C'è un solo modo, come ci insegna fra gli altri Valerio Onida, per recuperare la dignità perduta, e cioè avviare una rigorosa operazione di pulizia e di trasparenza. Le nostre istituzioni hanno invece agito in direzione contraria. Il Parlamento non ha istituito una commissione d'inchiesta, i vertici di polizia non si sono fatti da parte e hanno anzi ostacolato l'azione della magistratura, come più volte denunciato dagli inquirenti. Nel processo per i fatti della Diaz - una della pagine più nere nella storia recente della polizia italiana - sono imputati alcuni altissimi dirigenti che sono arrivati in giudizio con gradi più alti e ruoli ancor più delicati di quelli che occupavano all'epoca dei fatti. In aggiunta quasi tutti gli imputati (27 su 29) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande dei pm, diritto che spetta agli imputati, ma di dubbia moralità per alti dirigenti delle forze dell'ordine.
Ogni imputato, lo sappiamo bene, è innocente fino al terzo grado di giudizio, ma non è questo il punto: esistono ragioni etiche, professionali, di cultura costituzionale che dovrebbero imporre, in determinate circostanze, ad altissimi dirigenti dello Stato di fare un passo indietro. E toccherebbe ai rappresentanti dei cittadini, quindi agli uomini di governo, stabilire la priorità dei valori etici e costituzionali dello Stato di diritto rispetto alle carriere dei singoli funzionari. Perciò riteniamo sbagliato, ingiusto e pericoloso che i massimi dirigenti non siano stati rimossi e anzi siano state accordate così tante promozioni per i funzionari coinvolti nei fatti di Genova. Queste promozioni, sommate all'impunità giudiziaria garantita dalle prescrizioni, hanno mandato ai cittadini e agli stessi lavoratori delle forze dell'ordine un messaggio sbagliatissimo: si è fatto capire che di fronte a fatti incancellabili e intollerabili come gli abusi e le violenze della Diaz, di Bolzaneto, di Forte San Giuliano, piazza Alimonda, di via Tolemaide, di corso Italia, di piazza Manin e via elencando, lo Stato risponde con un nulla di fatto. Tutti assolti gli imputati, nessuna punizione disciplinare per gli autori degli abusi, promozioni per funzionari e dirigenti. La credibilità delle istituzioni in questo modo viene azzerata.
Comitato Verità e Giustizia per Genova
llewal alle 11:31 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto, diaz, processi genova g8
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
martedì, febbraio 19, 2008

Riparte il processo

G8, riparte il processo Bolzaneto Più lontana la prescrizione
Dopo lo stop per la malattia di un giudice, si avvicina la resa dei conti per i soprusi nella caserma
G8, riparte il processo Bolzaneto Più lontana la prescrizione
Rifatto il calendario, sentenza in primavera
Una memoria di oltre mille pagine per documentare "gli orrori" del luglio 2001
L´estinzione del reato non scatterà in anticipo rispetto al giudizio di primo grado...leggi tutto

Violenze alla scuola Diaz In autunno si chiude il cerchio
La discussione nel processo Diaz, e cioè la parola ai pubblici ministeri - Francesco Cardona Albini, Enrico Zucca - per l´inizio la requisitoria è prevista per la metà del mese di maggio. Calendario alla mano, è possibile che il collegio - presieduto da Gabrio Barone - possa decidere entro l´autunno...leggi tutto

llewal alle 14:46 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8 , bolzaneto, diaz
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, febbraio 06, 2008

Noi della Diaz 2

Noi della Diaz (edizione aggiornata)  
Lorenzo Guadagnucci
 

Noi della Diaz. La "notte dei manganelli" al G8 di Genova.
Una democrazia umiliata. Tutte le verità sui processi
Nuova edizione aggiornata
In appendice il diario dal carcere di Paolo Fornaciari
Terre di mezzo editore/Altreconomia, 2008
200 pagine - 12,00 euro - Isbn: 978-88-6189-030-5

La "notte dei manganelli" al G8 di Genova del 2001 nel racconto del giornalista che era dentro la scuola: le violenze della polizia e il tracollo delle garanzie costituzionali. Una "macelleria messicana", come l'ha definita al processo uno dei funzionari che parteciparono al blitz.
"Noi della Diaz" è un documento storico sulle tragiche giornate del luglio 2001, quando un movimento allo stato nascente fu colpito e criminalizzato. È una ferita che sanguina ancora, perché lo Stato non ha voluto fare autocritica.
Questa nuova edizione è arricchita da un'ampia prefazione che ricostruisce i fatti degli ultimi anni, racconta i processi in corso e traccia un bilancio morale e politico del dopo Genova: la storia di una "democrazia umiliata". In appendice il "diario dal carcere" di Paolo Fornaciari, arrestato in via Tolemaide il 20 luglio 2001 e pestato nel comando dei carabinieri.

Lorenzo Guadagnucci, giornalista, è autore di "Distratti dalla libertà" (Berti-Altreconomia 2003), "La crisi di crescita" (con Fabio Gavelli, Feltrinelli 2004), "La seduzione autoritaria" (Nonluoghi 2005), "Il nuovo mutualismo" (Feltrinelli 2007). Vive a Firenze. È tra i fondatori del Comitato Verità e Giustizia per Genova
(http://www.veritagiustizia.it/). Il suo blog è: www.altreconomia.it/noidelladiaz

Paolo Fornaciari vive e lavora in provincia di Parma. Fa parte del Comitato Verità e Giustizia per Genova
llewal alle 19:16 in: genova, g8 , bolzaneto, diaz
commenti: commenti (popup) | commenti
venerdì, gennaio 18, 2008

Molotov

«Processateli per falso»
Il pm Enrico Zucca, nel corso dell’ udienza preliminare davanti al gup  Roberto Fucigna, ha chiesto il rinvio a giudizio di due funzionari di  polizia accusati di falso nell’ambito  della vicenda delle due molotov trovate nel cortile della scuola Diaz  durante il G8 di Genova. La difesa ha chiesto per entrambi gli imputati il  proscioglimento. La sentenza è prevista per il 29 gennaio....Il Secolo XIX
llewal alle 19:27 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8 , diaz
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, dicembre 12, 2007

Da Berlino

Comunicato sul processo in corso a Genova contro 25 attivist* di alcun* ex occupanti della scuola Diaz:
In merito al processo contro i 25 attivist* accusati di devastazione e saccheggio e alla richiesta della procura di Genova di 225 anni di detenzione, noi, vittime dell'attacco alla scuola Diaz, dichiariamo quanto segue: Siamo scesi in piazza a Genova nel luglio del 2001 insieme a centinaia di migliaia di persone per manifestare contro la politica dei paesi del G8. La notte tra il 21 e il 22 luglio eravamo alla scuola Diaz, dove siamo stati barbaramente picchiati dalla polizia: alcuni di noi sono stati ridotti in fin di vita. Nei giorni successivi le violenze contro di noi sono continuate a Bolzaneto e in altre strutture detentive. Per anni si è indagato su di noi. Le accuse contro di noi erano ancora più gravi di quelle che vengono contestate adesso ai 25 attivist*. Pur senza prove siamo stat* accusat* di associazione a delinquere, di resistenza, addirittura di detenzione di armi da guerra. Ma questo non è bastato: è stata mossa contro di noi l'accusa di devastazione e saccheggio, quasi mai usata in Italia perchè questo paragrafo risale agli anni del regime fascista. La pena prevista va dagli 8 ai 15 anni. Il procedimento contro di noi è stato archiviato. Durante le indagini invece è emerso che la polizia ha sistematicamente falsificato prove e inventato presunti reati a nostro carico per nascondere i propri. Per citarne uno: due bottiglie molotov sono state introdotte nell'edificio della scuola Diaz dagli stessi ufficiali. Ora, vari dirigenti di polizia sono accusati di lesioni, falsa testimonianza e calunnia. Tuttavia i processi contro di loro procedono a rilento e in questo modo i già brevi termini di prescrizione verranno sicuramente superati. E' probabile che nessun poliziotto verrà mai punito con una pena detentiva per le violenze di piazza o nella scuola Diaz. Nello stesso tempo, la procura richiede che 25 attivist* italian* siano condannat* per devastazione e saccheggio a un totale di 225 anni di detenzione, di cui alcuni per aver difeso una manifestazione dalle cariche non autorizzate di un contingente di carabinieri. Consideriamo l'accusa un chiaro tentativo politico di criminalizzare un intero movimento. Protesta e resistenza vengono affrontate esclusivamente come problemi di ordine pubblico: si cercano capri espiatori per giustificare la brutale condotta della polizia nel 2001 e la successiva repressione. Noi non lo accettiamo! Non accettiamo la separazione dei manifestanti in buoni e cattivi. Ai 25 e a tutte le vittime della repressione va la nostra piena solidarietà e il nostro sostegno! Vogliamo invece che si faccia chiarezza sull'operato omicida delle forze dell'ordine in quei giorni: in via Tolemaide, in piazza Alimonda, nella scuola Diaz, nella caserma di Bolzaneto e in innumerevoli altri luoghi. A Genova abbiamo assistito ad una brutale, disumana e mortale operazione di polizia. Amnesty International definisce i fatti di Genova la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale. Interpretiamo l'accusa di devastazione e saccheggio e le pene richieste come una continuazione di tale sospensione dei diritti. Per quanto siamo divers* tra noi, per quanto diverse possano essere le nostre posizioni, abbiamo tuttavia qualcosa in comune: a Genova abbiamo portato in piazza la nostra protesta contro la politica dei G8. Abbiamo combattuto contro la logica dello sfruttamento capitalista che penetra in tutte le sfere dell'esistenza, contro una divisione del mondo in poveri e ricchi, contro una politica migratoria sempre più razzista e repressiva, per un mondo senza rapporti di dominio e di sfruttamento. Durante le giornate di Genova centinaia di migliaia di persone, insieme, hanno reso palpabile la speranza in un mondo diverso: la storia siamo noi. Non accettiamo che governo e polizia riscrivano la storia della nostra resistenza! Rispediamo al mittente tutte le accuse ed esigiamo l'assoluzione per tutt* gli attivist* imputat*!
Alcun* ex occupanti della scuola Diaz, Berlino, Dicembre 2007

llewal alle 09:35 in: politica, giustizia, diritti umani, repressione, g8 , diaz
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
domenica, dicembre 09, 2007

Video

Se volete rivivere la magica giornata del 17/11 a Genova, c'è un bellissimo video su Arcoiris
llewal alle 22:02 in: politica, genova, g8 , bolzaneto, diaz
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, dicembre 06, 2007

Diaz, l´autogol della polizia

Una settantenne convocata dagli avvocati degli agenti smentisce la ricostruzione "ufficiale" della notte dei manganelli - Diaz, l´autogol della polizia - Il teste della difesa: "Mai visto lanciare oggetti dalle finestre" Articolo
llewal alle 21:54 in: politica, repressione, g8 , diritti animali, diaz, processi genova g8
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, novembre 30, 2007

Da Megachip

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana - 30-11-07


di Enrica Bartesaghi - Presidente Comitato verità e giustizia per Genova. Segue una nota di Giulietto Chiesa

Sono una cittadina italiana di 53 anni e, le scrivo, per chiederle di intervenire urgentemente in nome ed a salvaguardia della democrazia del paese che lei rappresenta. Non lo chiedo per me che, dopo oltre sei anni, ho perso ogni fiducia, lo chiedo per mia figlia, per i nipoti che spero un giorno di avere. Per tutti i giovani che vivono in Italia e che vorrebbero continuare a viverci, con la certezza dei diritti (insieme ai doveri) che ogni cittadino si aspetta in un paese democratico.

Nel mese di luglio del 2001 mia figlia, allora ventunenne, è stata massacrata dalla polizia alla Scuola Diaz di Genova, durante il G8, ricoverata in ospedale per le ferite riportate, sequestrata e “desaparecida” nella caserma di Genova Bolzaneto per due giorni, nuovamente sottoposta ad ingiurie e torture. Indagata per anni, sospettata di gravissimi reati, quali l'associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio, l'appartenenza al gruppo dei black-bloc, fino alla completa archiviazione per lei e tutti i 93 della Diaz. I giudici di Genova hanno dimostrato che le prove addotte (le molotov ritrovate nella scuola, l'accoltellamento di un agente e molte altre) erano false, prodotte dalle stesse forze di polizia per giustificare la “macelleria messicana” operata nella scuola.

Da allora mi batto per ottenere verità e giustizia, anche a nome di tutti i cittadini italiani e stranieri che in quei giorni subirono violenze e torture da parte delle forze di polizia, nelle piazze, alla Diaz, nelle
caserme di Bolzaneto e Forte San Giuliano. Scrivo a lei, perché intervenga pubblicamente, in nome del popolo italiano, per chiedere scusa a tutte le vittime della repressione di quei giorni, nessuno ancora lo ha fatto e sono passati più di sei anni.

Indirizzo questa lettera direttamente a lei e non al Capo del Governo o al Governo, perché nulla hanno fatto finora per promuovere la Commissione d'inchiesta contenuta nel loro programma. Anzi, hanno approvato le promozioni indecenti di numerosi funzionari imputati o indagati nel processo Diaz in corso a Genova, ultime quelle dell'ex-capo di polizia Giovanni De Gennaro (indagato per “induzione alla falsa testimonianza” ) a capo gabinetto del ministero degli interni, e quella di Giovanni Luperi, imputato nel processo Diaz e promosso a capo del Dipartimento analisi dell'ex-Sisde.

Le chiedo di intervenire perché siano immediatamente sospesi l'ex-capo della polizia Giovanni De Gennaro; Spartaco Mortola, nel 2001 capo della Digos genovese e poi assurto al rango di vice questore di Torino; l'ex questore di Genova, Francesco Colucci. Dalle ultime notizie, infatti, c'è il grave sospetto che questi funzionari abbiamo interferito pesantemente nelle indagini e nel processo in corso per i fatti della Scuola Diaz, assicurando impunità e promozioni per i responsabili. Se l'Italia fosse un paese normale avremmo avuto in prima serata e sulle prime pagine dei giornali le prese di posizione, e di distanza da costoro, da parte dell'attuale capo della polizia Manganelli, del capo del governo Prodi, del ministro degli interni Amato. Invece abbiamo il silenzio, che mi fa paura, perché sottende ignoranza o compartecipazione, entrambi inaccettabili.

Scrivo a lei perché siano sospesi tutti i funzionari e gli agenti rinviati a giudizio nei procedimenti in corso a Genova per i fatti della Diaz e di Bolzaneto. Se l'Italia fosse un paese normale, i funzionari imputati, avrebbero fatto essi stessi un passo indietro, invece di occupare posti strategici per la sicurezza e la legalità nel nostro paese.

Amnesty International, nei suoi interventi in tutto il mondo, sottolinea ogni volta che di fronte a processi per abusi commessi dalle forze dell'ordine, e per evitare che violenze sui cittadini si ripetano, è
indispensabile agire con il massimo rigore, allontanando ogni ipotesi di impunità.

Amnesty International reputa necessari alcuni atti: la condanna politica delle violenze, condanne penali per i colpevoli degli abusi e sospensione degli agenti sotto inchiesta. Sono passaggi indispensabili per evitare che si crei un clima di impunità, o che qualcuno si senta legittimato a tenere certi comportamenti. Sono misure necessarie a tutelare la qualità della democrazia. In Italia stiamo andando contro tendenza: gli imputati “eccellenti”, invece di essere sospesi in attesa della sentenza, sono addirittura promossi, ricevono premi ed encomi, nel totale disprezzo delle regole minime di correttezza democratica ed istituzionale.

Queste promozioni, insieme alle intercettazioni pubblicate in questi giorni, sono la dimostrazione che ai vertici delle forze dell'ordine e del governo non ci si cura minimamente dei diritti di cittadinanza e della credibilità etica e democratica delle forze di polizia.

Enrica Bartesaghi - Presidente Comitato verità e giustizia per Genova
Italia, 29 novembre 2007

**********

"Mi associo pienamente a questa richiesta al Capo dello Stato. Non ci fosse stata la continua, sistematica, disperata richiesta di verità di molta gente, nulla sarebbe emerso degli avvenimenti straordinari, per gravità e significato, del luglio 2001 a Genova.

Siamo purtroppo sempre più lontani dallo stato di diritto che viene tanto continuamente quanto falsamente invocato come base della convivenza civile in Italia. Quando lo Stato si schiera con i malfattori, così palesemente e ripetutamente, il significato è uno soltanto: che chi lo guida intende rompere il patto con i cittadini e imporne un altro. Cioè si pone fuori dalla Costituzione, che quel patto ha sancito.

Il Presidente della Repubblica ha il dovere di reagire a questa offesa, inferta non solo a coloro che furono repressi e violentati in quel luglio, ma a tutti i cittadin italiani."

Giulietto Chiesa
llewal alle 14:46 in: politica, giustizia, genova, g8 , diaz
commenti: