martedì, luglio 15, 2008

La rabbia dei giovani picchiati

Il Manifesto
La delusione in aula: «Una presa in giro»
La rabbia dei giovani picchiati

Alessandra Fava
GENOVA
Alla lettura del dispositivo è venuto con madre, padre e fidanzata. Luca Arrigoni, 27 anni, savonese, studente e commesso in un negozio video, dopo la lettura del dispositivo non si capacita: «E' uno schifo, voglio andarmene dall'Italia. E' la fine della pantomima che pensavo fosse questo processo. I responsabili pagano un prezzo irrisorio. E' un messaggio anche a chi non c'era: la prossima volta sapranno che potranno agire impunemente». Sua madre accanto è ancora più arrabbiata: «Una presa in giro. Mio figlio nel 2004 ha dovuto essere operato per un calcio nel sedere ricevuto a Bolzaneto. Questa è la giustizia italiana».
Se l'avvocato Vincenzo Galasso parla di «pena molto mite», Vittorio Agnoletto allora portavoce del Genoa Social Forum sostiene che «è positivo il riconoscimento dei reati e delle vittime attraverso i risarcimenti e il fatto che i ministeri siano chiamati in solido a rispondere e che le assoluzioni per insufficienza di prove riconoscono la gravità dei fatti anche se si tende a diminuire la portata delle responsabilità individuali».
Contenti sono gli avvocati dei 45 imputati tra poliziotti, penitenziaria, carabinieri dei quali solo 15 condannati. L'avvocato Giovanni Scopesi che difende Alessandro Perugini il massimo grado per la polizia a Bolzaneto, allora vice della Digos, dice che: «Il tribunale ha cassato tutte le tesi dell'accusa, condanna solo ai risarcimenti dei detenuti, risarcimenti che saranno comunque fatti dai ministeri e bisognerà vedere quando».
«Delusa», lo dice con rabbia e stupore, Arianna Subri, anche lei passata per la caserma, «mi aspettavo un sacco di condanne, forse ero troppo ottimista, mi sembrava che le cose fossero state ampiamente appurate».
Uno dei pm, Vittorio Ranieri Miniati che con Patrizia Petruziello ha fatto tutta l'indagine e la costruzione delle accuse, salendo le scale dell'aula bunker si chiede «come mai hanno cancellato il 323, l'abuso d'ufficio», anche se è soddisfatto delle condanne per abuso d'autorità, «sulle posizioni dei singoli mai fatte questioni», assicura anche se del fatto che si sia cancellato l'unico reato che non sarebbe finito in prescrizione nel gennaio del 2009, il falso ideologico (473) non vuole commentare.
Sono state lunghe per tutti le ore d'attesa. Alle cinque una piccola folla si era già riunita nella sala bunker del Tribunale. Un pubblico folto di genovesi rappresentanti di associazioni, ambientalisti, pacifisti, molti pezzi dell'allora Social Forum erano già in aula. «Di Bolzaneto non voglio parlare - mette le mani avanti Francesco, studente universitario - Penso che sia un processo troppo mediatizzato. Non avviene lo stesso nei cpt, nelle caserme o negli arresti e nessuno se ne occupa? chi ha preso le botte per strada magari poteva prevederlo ma chi è stato coinvolto alla Diaz si è trovato spiazzato come trovarsi un ladro in casa mentre dormi».
Siccome di giornali è un appassionato lettore pensa anche che sulla comunicazione si sia sbagliato e parecchio: «Certo se avessero fatto comunicati diversi sin dall'inizio i processi sarebbero stati meno politicizzati. Avremmo dovuto far capire alla gente che le cose sono andate veramente come le abbiamo descritte e non è la tesi di una banda di comunisti».
Se c'è emozione è certo tra gli avvocati delle parti civili, alcuni giovani. Elena Quartero che con l'avvocato Lerici assiste quattro francesi tra cui Valerie Vie (che in all'inizio del processo si chiedeva come infondere speranza ai suoi figli dopo le porcate viste nella caserma) commenta che «è il primo processo che porta la polizia italiana a giudizio».
«Non ho nessun fiducia spero solo che esca fuori chi ha dato gli ordini e chi comandava», è il commento di Norma Bertullacelli della rete per la globalizzazione dei diritti - in ogni caso archiviato il caso Giuliani penso che nessun processo sia sufficiente a ristabilire che cosa successe nel 2001. E paradossalmente si prospetta il G8 alla Maddalena finanziato nuovamente dal centro-sinistra». Sarà per questo che Norma veste una maglietta nera con «Genova 2001, niente da archiviare».

llewal alle 13:19 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8 , bolzaneto
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martedì, luglio 15, 2008

Ennesima sconfitta della democrazia

G8: le divise impunite di Bolzaneto
La verità resta ancora fuori dalle aule giudiziarie. E da quelle della politica
Quindici condanne, trenta assoluzioni. La sentenza di primo grado sulle violenze e atrocità commesse dalle divise a Bolzaneto si chiude così. Condannati a risarcire i ministeri di Giustizia e Interni. Ma le pene per chi picchiò e torturò in quelle ore di sette anni fa sono state ridimensionate...continua su Peacereporter


COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
info@veritagiustizia.it - www.veritagiustizia.it
comunicato stampa
A BOLZANETO UNA PAGINA NERISSIMA, L'ITALIA E' ANCORA UNA DEMOCRAZIA?
Un totale di "soli" 24 anni di pene per i maltrattamenti fisici e morali inflitti ai detenuti nella caserma di Bolzaneto è certamente poco, ma intanto il tribunale ha condannato 15 persone, fra agenti e personale sanitario, confermando che in quella caserma è stata scritta una delle pagine più nere nella storia recente delle nostre forze dell'ordine. Quel che emerge e spaventa è come il nostro paese considera le violazioni dei diritti fondamentali: un reato lieve e destinato alla prescrizione per i tribunali, niente di rilevante per la politica, incapace in questi anni di approvare una legge sulla tortura e di sospendere dal servizio i funzionari (spesso addirittura promossi!) imputati nei processi seguiti al G8 di Genova. A Bolzaneto furono commessi abusi inaccettabili: i maltrattamenti dei detenuti sono del tutto incompatibili con una democrazia. In questi anni è stato favorito in modo irresponsabile un clima di impunità. Alle forze politiche e al parlamento chiediamo: l'Italia è ancora una democrazia?
llewal alle 09:46 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto
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sabato, luglio 12, 2008

Comunicato in vista della conclusione del processo per i fatti di Bolzaneto

Il 14 luglio 2008 è prevista la sentenza del processo per le torture inflitte ai danni di circa 300 dimostranti fermati o arrestati durante le giornate di protesta e portati nella caserma di Bolzaneto, in quei giorni adibita a carcere temporaneo. Nel processo, iniziato nel 2005, sono imputate 45 persone tra agenti e funzionari di Polizia di Stato, Carabinieri, agenti di Polizia penitenziaria, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria, accusati a vario titolo di abuso d'ufficio, abuso d'autorità sugli arrestati, violenza privata, lesioni personali, percosse, ingiurie, minacce e falso ideologico. L'inchiesta dei Pubblici Ministeri si è basata sulle testimonianze degli arrestati e fermati, sulle dichiarazioni di due paramedici e di due agenti di polizia penitenziaria che per primi, nel gennaio 2004, ammisero che nella caserma ebbero luogo delle violenze. Dalla ricomposizione delle testimonianze delle persone arrestate, parti lese nel processo, è emerso un racconto dell'orrore fatto di botte, insulti, slogan fascisti e umiliazioni sistematiche contro persone inermi per la loro condizione di prigionieri. Secondo la ricostruzione dei Pubblici Ministeri, a Bolzaneto fu violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, il quale vieta il ricorso alla tortura e a trattamenti inumani e degradanti. Tuttavia, il codice penale italiano non è stato adeguato alla Convenzione e non contempla un reato specifico di tortura. Con la repressione nelle strade e il blitz-rappresaglia alla scuola Diaz la sera del 21 luglio, Bolzaneto ha costituito una delle tappe del percorso di annientamento della protesta espressa dal movimento anti-globalizzazione. Durante i giorni in cui questo carcere provvisorio fu operativo non vennero comunicate agli arrestati le accuse contro di loro, né i loro diritti, né venne loro permesso alcun contatto con avvocati, congiunti e, nel caso degli stranieri, con i consolati. Le persone che transitarono da Bolzaneto erano di fatto sequestrate. Bolzaneto NON è stato un caso isolato di sospensione dello stato di diritto, ma un episodio sempre più ordinario tra altri noti a livello globale come Guantanamo, Abu Ghraib o le "Extraordinary Renditions". Il G8 di Genova è stato definito da Amnesty International "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale". Anche se non si arriverà mai ad una sentenza definitiva, a causa dei tempi di prescrizione, una condanna in primo grado di giudizio permette il riconoscimento dei danni fisici e morali subiti dalle persone costituitesi parti civili e il loro risarcimento economico. Vogliamo che il prossimo anniversario G8/Genova sia un'occasione di denuncia delle vicende che hanno caratterizzato le giornate del G8-2001 ed un'opportunità, per tutti coloro che pensano che questi avvenimenti non debbano essere dimenticati, per fare sentire la propria voce.
www.processig8.org
llewal alle 17:35 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto
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mercoledì, luglio 02, 2008

Genova 2001: programma iniziative dal 15 al 22 luglio




Al lavoro - Genova chiama

15-22 luglio, Munizioniere di Palazzo Ducale
Una mostra multimediale sui diritti negati dei lavoratori del nostro tempo.
Sicurezza, precarietà, immigrazione raccontati con video, fotografie, installazioni, dati.
In apertura, la memoria di Genova 2001 e la situazione dei processi.

Genova, domenica 20 luglio 2008
Munizioniere di Palazzo Ducale - ore 10,30
L'Italia è una repubblica  che convive con la tortura
Incontro-dibattito sullo stato dei diritti civili e politici

llewal alle 13:54 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto, diaz, processi genova g8
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domenica, giugno 08, 2008

Bolzaneto, prima sentenza definitiva

Naturalmente a scapito di una manifestante che ha "osato" mettere piede in quel cesso di Zona Rossa. Per questo è stata prelevata, condotta nella caserma degli orrori e torturata per tre giorni. Gli sfasciatori di crani sono e resteranno, invece, in libertà. Ora diamo il giro di vite anche alle intecettazioni e completiamo l'opera, si potrà continuare a delinquere tranquillamente e legalmente.

G8, prima sentenza definitiva
Cinque mesi a Valerie Vie, fece un passo dentro la zona rossa
Eˆ una giornalista francese, e fu anche la prima a essere rinchiusa a Bolzaneto
llewal alle 18:11 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8 , bolzaneto
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lunedì, giugno 02, 2008

Costituzione e Bolzaneto

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Al Ministro dell'Interno Roberto Maroni
Al Ministro della Giustizia Angelino Alfano

In occasione della Festa della Repubblica Italiana, nel 60° anniversario della Costituzione: mai più Bolzaneto. (Lettera aperta).

Ill.mo Presidente, On.li Ministri,
le notizie emerse dal processo sui fatti della caserma di Bolzaneto di Genova 2001 ci hanno immediatamente evocato tre storie.
La prima storia è raccontata da Isabel Allende nel Romanzo "La casa degli spiriti". Un ricco signore, un senatore, Esteban Trueba, sostenitore, ideatore, mandante del golpe militare di Pinochet in Cile, è il protagonista negativo del libro. Crede di poter avere qualche vittoria personale dalla reazione militare, dalla repressione poliziesca. Ma il clima di terrore e di violenza che anche lui ha contribuito ad innescare finisce per travolgerlo tragicamente: la sua amata nipote stuprata, suo figlio seviziato e ucciso, lui stesso malmenato in più occasioni.
La seconda storia è scritta nei Vangeli. Un cruento film di Mel Gibson ha riportato gli eventi narrati alla reale cruda brutalità, dopo che la devozione popolare li aveva forse ridotti ad un'icona un po' troppo addolcita. Si parla di un uomo, il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth, sottoposto a torture, sevizie, pestaggi, crocifissione. Si parla di flagellatori sanguinari e totalmente incapaci di pietà. Questa violenza gratuita, insensata, meschina, volgare, esprime in sé tutta la miseria umana. Dei suoi carnefici Gesù dice: "Non sanno quello che fanno".
La terza storia è quella della nostra Costituzione Repubblicana. I rappresentanti della società civile, riuniti in Assemblea Costituente, vogliono ricostruire una convivenza pacifica e democratica, in un paese che esce traumatizzato dal fascismo e dalla guerra. Proprio il ricordo di quegli anni tragici dominati dal terrore e dalla totale mancanza di libertà , fanno emergere con chiarezza i principi che devono fondare una società giusta e libera. Superando ogni divisione ideologica tra laici e cattolici, tra progressisti e conservatori, i membri dell'Assemblea Costituente all'articolo 13 scrivono: "La libertà personale è inviolabile", e continuano più sotto: "E' punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà".
E infine una quarta storia, che non avremmo mai voluto sentire, ed è dei nostri giorni. Sta emergendo dall'inchiesta sui fatti della caserma di Bolzaneto, avvenuti a Genova durante il G8 dell'estate 2001. Parla di violenze e di torture consumate all'interno di una caserma, in uno spazio chiuso che prometteva omertà e impunità . Parla di ragazze sottoposte a umiliazioni sessuali, terrorizzate da minacce di stupro. Parla di ragazzi arrestati picchiati con pugni, calci, testate contro il muro, piercing strappati. Una rivoltante mattanza. Una violazione dei diritti umani avvenuta qui, in Italia, a casa nostra, ad opera di agenti dello Stato. Agenti che evidentemente ignorano le lezioni provenienti dalle tre storie precedenti: il Cile di Isabel Allende, i Vangeli, la Costituzione. Probabilmente non era la prima volta che questi agenti compivano simili bravate. Probabilmente non sarà neppure l'ultima. Ecco, alla fine di queste 4 storie vogliamo dire con chiarezza che il nostro bisogno di sicurezza e di tutela non trova risposta nei manganelli e nei pestaggi. Stracciando la Costituzione e sospendendo i diritti civili L'ordine non viene garantito, bensì minacciato. Non entriamo neppure sulla questione dell'equilibrio tra le esigenze di ordine pubblico e la garanzia della libertà di manifestare. Ci limitiamo ad un tema molto più ovvio: l'illegittimità dei mezzi di repressione usati. Il pensiero che esistano tutori dell'ordine violenti che godono di impunità ci terrorizza. Uno Stato che crede di assicurare l'incolumità e la sicurezza dei cittadini dando mano libera alle forze di polizia è uno Stato irresponsabile. Noi come cittadini chiediamo garanzie e regole, non violenza di Stato. I gravi fatti della caserma di Bolzaneto hanno reso la vita in questo paese meno sicura e meno libera.
Distinti Saluti
Luca Cremonini - S.Agata Bolognese (BO)
Mirca Montosi - Castelfranco Emilia (MO)
Piero Serra - Castelfranco Emilia (MO) 
Enrico Accorsi - S.Giovanni in Persiceto (BO) 
Annamaria Cosmi - San Giovanni in Persiceto (BO) 
Luca Cosmi - San Giovanni in Persiceto (BO)
Rita Salvaterra - Crevalcore (BO)

llewal alle 22:49 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto, processi genova g8
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domenica, maggio 25, 2008

Lettera alle vittime di Bolzaneto

Genova, 22 Maggio 2008
Care amiche e cari amici, durante il mese di luglio, presumibilmente il giorno 21 o 22 luglio, ci sarà la sentenza del processo Bolzaneto. I pubblici ministeri hanno chiesto la condanna di 46 tra funzionari ed agenti delle forze di Polizia, dei Carabinieri, del corpo delle Guardie Carcerarie, medici ed infermieri, accusati delle violenze commesse ai danni degli arrestati e dei fermati, da venerdì 20 alla domenica 22 luglio 2001, nella caserma di Genova Bolzaneto. Non essendo previsto nel nostro ordinamento uno specifico reato di tortura, la Procura della Repubblica ha chiesto la condanna per i reati di abuso d'ufficio, lesioni, percosse, ingiurie, violenza privata, abuso di autorità contro gli arrestati, minacce, falso, omissione di referto, favoreggiamento personale, per un totale di Settantasei anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione. Nessuno degli imputati passerà un solo giorno in carcere in quanto la maggior parte dei reati saranno prescritti nel 2009. Otterremo comunque un risultato, seppur minimo, se il Tribunale condannerà i responsabili e disporrà il risarcimento delle parti civili per i danni subiti, sia quelli fisici che quelli morali. In occasione della sentenza il Comitato verità e giustizia per Genova sta organizzando iniziative ed ospitalità per tutti quelli che verranno a Genova. Abbiamo avuto la disponibilità del Sindaco di Genova, signora Marta Vincenzi, ad ospitare a spese del Comune le parti civili che si recheranno a Genova per la sentenza e, per questo, abbiamo bisogno di sapere chi di voi verrà a Genova. Attraverso il tuo indirizzo mail ed il nostro sito, ti contatteremo per informarti delle iniziative che il nostro comitato sta preparando in vista della sentenza e per fornirti ogni altra informazione necessaria.
Cari saluti,
Enrica Bartesaghi
Presidente del comitato verità e giustizia per Genova
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info@veritagiustizia.it

llewal alle 19:47 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8 , bolzaneto
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sabato, maggio 24, 2008

Comunicato Stampa Comitato Verità e Giustizia per Genova

COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
www.veritagiustizia.it - info@veritagiustizia.it
comunicato stampa
LA CARRIERA SEGRETA (?) DEL DOTTOR DE GENNARO - 1
I quotidiani in questi giorni dedicano molta attenzione alla carriera del dottor Gianni De Gennaro, già capo della polizia, poi capo di gabinetto (confermato) del ministero dell'Interno e da ultimo anche commissario speciale per l'emergenza rifiuti in Campania. Fra le ipotesi per il futuro, c'è la nomina al vertice dei servizi segreti unificati. Negli articoli che abbiamo letto, e soprattutto nelle valutazioni che evidentemente ministri e leader politici stanno compiendo, manca ogni riferimento alla fallimentare e antidemocratica condotta tenuta dalla polizia di stato durante il G8 di Genova del 2001, noto nel mondo per le violenze e gli abusi commessi dalle forze dell'ordine italiane.
Il dottor De Gennaro all'epoca era il comandante in capo. Lo era anche nei mesi e anni successivi, quando i maggiori responsabili della "perquisizione" alla scuola Diaz, per quanto indagati e rinviati a giudizio, sono stati promossi, inviando alla cittadinanza e ai lavoratori di polizia un messaggio di copertura e di impunità. Il dottor De Gennaro era ancora capo della polizia quando è stato indagato per induzione alla falsa testimonianza dell'ex questore di Genova, Francesco Colucci, durante il processo per le violenze, le falsificazioni e gli arresti arbitrari alla scuola Diaz. Il dottor De Gennaro è stato rinviato a giudizio e il 16 giugno dovrà presentarsi in aula.
In un paese che sembra cieco e sordo, e al cospetto di una classe politica che pare del tutto indifferente alle violazioni costituzionali compiute a Genova e legittimate dopo Genova, noi continuiamo a scandalizzarci, e perciò riteniamo del tutto inopportuna l'eventuale, ulteriore promozione sul campo del dottor De Gennaro.
Comitato Verità e Giustizia per Genova
Genova, 22 maggio 2008
Enrica Bartesaghi
Lorenzo Guadagnucci

LA CARRIERA SEGRETA (?) DEL DOTTOR DE GENNARO - 2
Proprio ieri, in un comunicato ignorato da tutti i media ma reperibile su Internet(www.veritagiustizia.it), scrivevamo che la fin troppo annunciata ascesa di Gianni De Gennaro al vertice dei servizi segreti ci pareva del tutto inopportuna.
Ricordavamo ieri, e ripetiamo oggi, che nei molti articoli usciti in questi giorni, ed evidentemente nelle valutazioni del governo, manca ogni riferimento alla fallimentare e antidemocratica condotta tenuta dalla polizia di stato durante il G8 di Genova del 2001, noto nel mondo per le violenze e gli abusi commessi dalle forze dell'ordine italiane.
Il dottor De Gennaro all'epoca era il comandante in capo. Lo era anche nei mesi e anni successivi, quando i maggiori responsabili della "perquisizione" alla scuola Diaz, per quanto indagati e rinviati a giudizio, sono stati promossi, inviando alla cittadinanza e ai lavoratori di polizia un messaggio di copertura e di impunità.
Il dottor De Gennaro era ancora capo della polizia quando è stato indagato per induzione alla falsa testimonianza dell'ex questore di Genova, Francesco Colucci, durante il processo per le violenze, le falsificazioni e gli arresti arbitrari alla scuola Diaz. Il dottor De Gennaro è stato rinviato a giudizio e il 16 giugno dovrà presentarsi in aula.
In un paese che sembra cieco e sordo, e al cospetto di una classe politica che pare del tutto indifferente alle violazioni costituzionali compiute a Genova e legittimate dopo Genova, noi continuiamo a scandalizzarci.
Comitato Verità e Giustizia per Genova
Genova, 23 maggio 2008
Enrica Bartesaghi
Lorenzo Guadagnucci

Facciamo una scommessa? - Enrica Bartesaghi
Oggi, venerdì 23 maggio 2008, il Prefetto Gianni De Gennaro è stato nominato direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), ovvero super-capo dei super-servizi-segreti. Il Prefetto Gianni De Gennaro già capo della Polizia durante i fatti Napoli e Genova del 2001, promosso a Capo di Gabinetto del Ministero degli Interni da Amato e successivamente commissario prefettizio per l´emergenza-rifiuti in Campania, è indagato ed è stato chiesto il suo rinvio a giudizio per concorso in falsa testimonianza. Avrebbe cercato di addomesticare, a suo favore, il processo Diaz. Secondo i pm Francesco Cardona Albini ed Enrico Zucca, i super-poliziotti sotto accusa per la Diaz avrebbero elaborato una precisa "strategia": minimizzare il ruolo dell´ex capo della polizia, e prendersela con chi in qualche modo non può più difendersi: Arnaldo La Barbera, nel frattempo deceduto. Lorenzo Murgolo, uscito dal processo. Ansoino Andreassi, che era contrario all'intervento. Il giorno 16 giugno è prevista l'udienza preliminare per gli imputati: Gianni De Gennaro, Francesco Colucci ex-questore di Genova (ora prefetto), Spartaco Mortola, ex-dirigente della Digos di Genova (ora questore vicario a Torino). Tutti funzionari in carriera. L'aver partecipato direttamente o indirettamente al sanguinoso bliz alla Scuola Diaz, non ha intaccato minimamente le loro fulgide carriere, anzi! Nè col governo Berlusconi, nè con Prodi, nè ora col Berlusconi new. Scommettiamo che domani sui maggiori quotidiani e nei vari TIGGI', nessuno dei prodi giornalisti ricorderà che per De Gennaro è stato richiesto il rinvio a giudizio per fatti correlati col processo Diaz in corso? Che il super-capo dei super-servizi-segreti si troverà in posizione quantomeno agevolata per presentarsi il 16 giugno davanti al Tribunale di Genova, e che il processo Diaz rischia nuovamente di subire ricatti ed ulteriori tentativi di addomesticamento? Io scommetto fino a 5 delle vecchie lire che tutto questo non accadrà, perchè noi viviamo in un paese democratico, con un governo ed un'opposizione democratica, con un'informazione libera, dove tutti sono uguali davanti alla Legge, dove non esistono censure, dove l'unico, vero problema di sicurezza dei cittadini sono i ROM. Sicuramente i prodi giornalisti, il governo e l'opposizione, saranno in grado di convincere i 93 della Diaz ed i 250 di Bolzaneto che la maggiore minaccia alla loro sicurezza sono gli zingari e non chi ha devastato le lore vite a colpi di manganello, tutti promossi, tutti sicuramente impuniti.
Si accettano scommesse,
Enrica Bartesaghi

Sì, qualcuno lo ha ricordato...
Da Repubblica.it
"... nonostante qualche voce dell'ala estrema della coalizione ne chiedesse la testa per la gestione del G8 di Genova..."
llewal alle 12:18 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto, diaz, processi genova g8
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martedì, maggio 20, 2008

Una "stimolante metafora"?

«Da buon genoano, mi sento come se dovessi seguire la mia squadra a Madrid.  Dobbiamo giocare contro il Real, al Santiago Bernabeu. E tutto è contro di noi, ci danno già per condannati. Parlano di goleada, scommettono su quante reti subiremo: il risultato, a quanto sembra, non è neppure in discussione. La stampa titola che non c´è scampo: non saranno fatti prigionieri. Ma io non mi arrendo. Io ci credo. Perché in campo, così come nelle aule di giustizia, contano solo i fatti. I fatti, non le suggestioni esterne»....Articolo

Calcio? No, Bolzaneto!!!!!! Non è un gioco, qui si parla di TORTURE, cazzo!
llewal alle 13:14 in: politica, giustizia, genova, repressione, g8 , bolzaneto
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martedì, maggio 06, 2008

Valerie, prima nella caserma degli orrori

Diventa un film-documentario il caso della donna francese che il 20 luglio 2001 alle 14.40 violo' la Zona rossa
Valerie, prima nella caserma degli orrori "A Bolzaneto mi hanno rubato l´anima". Due giorni in balia dei carcerieri: "Il loro obiettivo era solo annientarci".
E´ cominciato tutto con quella stretta al braccio. Una mano maschile l´ha presa e trascinata giu' dall´auto della polizia. «La violenza con cui mi ha afferrato. La brutalita' , che in quel momento mi e apparsa inutile.
E´ stato un attimo, e dietro l´inquietudine è arrivata la consapevolezza. Stava per accadere qualcosa di brutto. E io c´ero dentro fino al collo».....leggi tutto
llewal alle 14:46 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto
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giovedì, aprile 24, 2008

25 aprile, consegneremo a Napolitano le requisitorie sulle torture di Bolzaneto

Agnoletto sarà a Genova dove parlerà il Capo dello Stato

AGNOLETTO:«CONSEGNEREMO A NAPOLITANO I TESTI DELLE REQUISITORIE SULLE TORTURE DI BOLZANETO»

Il consigliere Antonio Bruno e l’eurodeputato ricorderanno al porto i morti sul lavoro.

Milano, 23 aprile 2008 – L’eurodeputato Vittorio Agnoletto parteciperà quest’anno alle manifestazioni del 25 aprile a Genova, alle quali è stato invitato come rappresentante istituzionale della Sinistra Europea insieme al capogruppo al consiglio comunale di Genova Antonio Bruno, in occasione della presenza nella città ligure del Presidente Giorgio Napolitano. Agnoletto e Bruno consegneranno al Capo dello Stato i testi delle requisitorie relative ai processi sulle torture di Bolzaneto, ai tempi del G8 del luglio 2001. «Quale occasione migliore se non l’anniversario della Liberazione – dichiarano i due rappresentanti della Sinistra Europea – per consegnare alla più alta autorità dello Stato la testimonianza della più grave violazione dei diritti umani verificatasi in Italia dopo il 1945? A Napolitano, garante della Costituzione italiana, vogliamo simbolicamente affidare la memoria di quei giorni per i quali chiediamo ancora verità e giustizia».

Prima dell’incontro ufficiale con il Presidente della Repubblica, che si terrà alle ore 17,30 presso il Palazzo Ducale, Agnoletto e Bruno parteciperanno al corteo ufficiale, da piazza della Vittoria. Inoltre, parteciperanno alle iniziative organizzate dai movimenti e dalle forze politiche della Sinistra genovese: alle 14, presso la zona del porto vecchio, e in particolare nell’atrio del Museo del Mare, per ricordare i morti sul lavoro dove sarà deposta una corona di fiori alla lapide in memoria di Albert Kolgjegja, giovane operaio albanese ucciso sul lavoro al porto di Genova l'8 novembre 2003.

«L’attacco alla Costituzione – dichiarano i due esponenti politici – parte proprio dal mancato rispetto dell'articolo 1, dove si afferma che l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro; le morti nelle fabbriche e nei cantieri sono un dramma e un’offesa alla memoria di chi ha costruito questo Paese e si è battuto per liberarlo».

Fonte. vittorioagnoletto.it

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Ed in serata è arrivata la splendida notizia:
No global assolti: «Nessuna cospirazione»
llewal alle 12:09 in: politica, giustizia, genova, g8 , bolzaneto
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martedì, aprile 01, 2008

TORTURA, UN MARCHIO SU GENOVA 2001

Quando nel 2001 a Bolzaneto uomini e donne della legge hanno mortificato, violentato e torturato era passato solo un anno dalla approvazione a Bruxelles della "Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea". L'articolo 4 della Carta recita "Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a trattamenti inumani o degradanti". Il catalogo compilato dai magistrati genovesi circa i fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto e le notizie che ne ha dato la stampa non lasciano dubbi: a Bolzaneto la tortura c'è stata, non casuale ma programmata e di gruppo.
Finalmente, ha scritto Rodotà (Repubblica 28 marzo 2008) il silenzio istituzionale è stato rotto; nessuno può più trincerarsi dietro il "non sapevo". Purtroppo quanto è stato detto in aula dai pubblici ministero, non ha trovato nell'informazione nazionale - sia pure con l'eccezione di Repubblica (articoli di D'Avanzo, Cassese e Onida, 18-20 marzo 2008) - l'eco che sarebbe stato auspicabile. Neppure il sistema politico ha reagito come sarebbe stato necessario; parole di circostanza e nessun impegno. Eppure le democrazie, i paesi civili, ha scritto Rodotà, avrebbero l'obbligo di affrontare i loro vuoti, le loro inadeguatezze; nel caso di Bolzaneto la inquietante assenza di norme che colpiscano la barbarie che si è consumata e che potrebbe ripetersi.
La campagna elettorale in corso "avrebbe dovuto favorire il parlar chiaro, gli impegni netti". Ad esempio "perché non dire subito che la prima proposta di legge (o la seconda o la terza, non importa) sarebbe stata proprio quella volta a colmare la vergognosa lacuna dell'assenza di una norma sulla tortura, che rende inadempiente l'Italia... di fronte all'umanità intera?".
Anche la proposta di una Commissione parlamentare d'inchiesta - ha aggiunto Rodotà - potrebbe non essere sufficiente o divenire un espediente per rinviare a chissà quando i necessari provvedimenti. Già oggi infatti, "pur con le lacune della legislazione penale, sono possibili impegni istituzionali e politici, vincolanti almeno per il futuro ministro dell'Interno: ricorso a tutti gli strumenti amministrativi disponibili per emarginare chi è stato protagonista di quelle vicende; pubblica condanna, senza troppi distinguo, nel momento stesso dell'assunzione dell'incarico".
Perché invece si tace? si chiede Rodotà. "Perchè -è la sua risposta- la fabbrica della paura è divenuta parte integrante della fabbrica del consenso", e l'enfasi posta sul bisogno di sicurezza porta all'eclisse della cultura dei diritti.
A dargli ragione basterebbe fare il conto di quante riunioni ufficiali, a Genova negli ultimi 5 anni, sono state dedicate al tema della "sicurezza" e della "tolleranza zero", e quante ai comportamenti inqualificabili vissuti durante il G8.
(m.c.)
OLI
Osservatorio Ligure sull'Informazione
http://www.olinews.it/
llewal alle 22:24 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8 , bolzaneto, diaz
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domenica, marzo 30, 2008

GENOVA G8, DIRITTI E LIBERTÀ

Crediamo che la “risposta” a Genova G8 non possa venire solo dall'azione giudiziaria. L'archiviazione del procedimento per l'uccisione di Carlo Giuliani, le prescrizioni in arrivo per i processi contro agenti delle forze di polizia per gli abusi alla Diaz e a Bolzaneto, le pene spropositate inflitte ai 25 manifestanti rinviati a giudizio per devastazione e saccheggio, il mancato avvio di procedimenti per una serie di altri abusi contro cittadini avvenuti nelle strade e caserme di Genova, dimostrano quanto sia limitata e insufficiente l'azione giudiziaria.

Mercoledì 2 Aprile Ore 21,00

ANPI “Monte Sella” (g.c.) Via Boggiano 11, Genova- Bolzaneto

Ne discutiamo con :

Enrica Bartesaghi, Comitato Vertità e Giustizia per Genova

Tambuscio Emanuele e Dario Rossi, avvocati dei collegi difensivi di alcuni imputati nei processi per devastazione durante il G8.

Aleandro Longhi, Senatore de La Sinistra L’Arcobaleno

Coordina Massimiliano Milone

Parteciperanno alla discussione i candidati de La Sinistra L’Arcobaleno alle prossime elezioni politiche Ennio Cirnigliaro, Antonio Bruno, Cristina Morelli e Sergio Olivieri
llewal alle 11:20 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8 , bolzaneto
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sabato, marzo 22, 2008

Promozioni....

Da De Gennaro a Doria, tutte le promozioni accordate ai protagonisti delle mattanze

In questi anni abbiamo raccolto un piccolo elenco, sicuramente incompleto, delle promozioni accordate ai maggiori protagonisti dei processi alle forze dell'ordine scaturiti dai fatti del G8: Gianni De Gennaro , capo della polizia dal 2000, indagato al processo Diaz per induzione alla falsa testimonianza, nel 2007 diventa capo di gabinetto del ministro dell'Interno Giuliano Amato e all'inizio del 2008 è nominato commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania. Francesco Gratteri , imputato al processo Diaz, capo dello Sco, nel 2007 è divenuto capo del Dipartimento nazionale anticrimine. Il suo vice all'epoca del G8, Gilberto Caldarozzi , imputato Diaz, gli è succeduto come direttore dello Sco. Giovanni Luperi , imputato Diaz, nel 2001 vice capo dell'Ucigos, è dal 2007 capo del dipartimento analisi dell'ex Sisde. Spartaco Mortola , imputato Diaz, già capo della Digos di Genova, è vice questore vicario di Torino. Filippo Ferri , imputato Diaz, già capo della squadra mobile della Spezia, ora ricopre lo stesso incarico a Firenze. Vincenzo Canterini , imputato Diaz, già capo del VII reparto mobile di Roma, è divenuto vice questore ed è impegnato in Romania in una struttura investigativa internazionale. Fabio Ciccimarra , imputato Diaz e anche al processo a Napoli per gli abusi nella caserma Raniero (durante le manifestazioni del marzo 2001), già commissario capo a Napoli, è ora capo della squadra mobile di Cosenza. Alessandro Perugini , imputato per Bolzaneto e per il calcio in faccia a un minorenne già arrestato e picchiato, da vice capo della Digos è divenuto vice questore. Oronzo Doria , imputato per Bolzaneto, già colonnello di polizia penitenziaria, è divenuto generale.
E' un elenco che si commenta da solo.
Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, ha scritto pochi giorni fa che «uno Stato che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico». E commentando la certezza della prescrizione per gli imputati eventualmente condannati al processo per i fatti di Bolzaneto, ha aggiunto questa osservazione: «Un governo degno di questo nome non potrebbe mantenere tranquillamente nei ranghi delle forze dell'ordine coloro che risulteranno aver commesso questi fatti, senza perdere ancora una volta di credibilità. Non basta una ventata di indignazione passeggera: occorre coerenza di comportamenti per il futuro».
Il nostro Comitato fin dalla sua nascita (luglio 2002) chiede alle istituzioni coerenza di comportamenti (...). Nel luglio 2001 le forze dell'ordine rinnegarono i valori costituzionali, minando la credibilità delle istituzioni. C'è un solo modo, come ci insegna fra gli altri Valerio Onida, per recuperare la dignità perduta, e cioè avviare una rigorosa operazione di pulizia e di trasparenza. Le nostre istituzioni hanno invece agito in direzione contraria. Il Parlamento non ha istituito una commissione d'inchiesta, i vertici di polizia non si sono fatti da parte e hanno anzi ostacolato l'azione della magistratura, come più volte denunciato dagli inquirenti. Nel processo per i fatti della Diaz - una della pagine più nere nella storia recente della polizia italiana - sono imputati alcuni altissimi dirigenti che sono arrivati in giudizio con gradi più alti e ruoli ancor più delicati di quelli che occupavano all'epoca dei fatti. In aggiunta quasi tutti gli imputati (27 su 29) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande dei pm, diritto che spetta agli imputati, ma di dubbia moralità per alti dirigenti delle forze dell'ordine.
Ogni imputato, lo sappiamo bene, è innocente fino al terzo grado di giudizio, ma non è questo il punto: esistono ragioni etiche, professionali, di cultura costituzionale che dovrebbero imporre, in determinate circostanze, ad altissimi dirigenti dello Stato di fare un passo indietro. E toccherebbe ai rappresentanti dei cittadini, quindi agli uomini di governo, stabilire la priorità dei valori etici e costituzionali dello Stato di diritto rispetto alle carriere dei singoli funzionari. Perciò riteniamo sbagliato, ingiusto e pericoloso che i massimi dirigenti non siano stati rimossi e anzi siano state accordate così tante promozioni per i funzionari coinvolti nei fatti di Genova. Queste promozioni, sommate all'impunità giudiziaria garantita dalle prescrizioni, hanno mandato ai cittadini e agli stessi lavoratori delle forze dell'ordine un messaggio sbagliatissimo: si è fatto capire che di fronte a fatti incancellabili e intollerabili come gli abusi e le violenze della Diaz, di Bolzaneto, di Forte San Giuliano, piazza Alimonda, di via Tolemaide, di corso Italia, di piazza Manin e via elencando, lo Stato risponde con un nulla di fatto. Tutti assolti gli imputati, nessuna punizione disciplinare per gli autori degli abusi, promozioni per funzionari e dirigenti. La credibilità delle istituzioni in questo modo viene azzerata.
Comitato Verità e Giustizia per Genova
llewal alle 11:31 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto, diaz, processi genova g8
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venerdì, marzo 21, 2008

Dove eravate quando ci torturavano a Bolzaneto?

Al Pd, a Veltroni, chiediamo almeno che i colpevoli non agiscano più in nome dello Stato Dove eravate quando ci torturavano a Bolzaneto?
Roberto Mapelli

Ci fanno uscire, saliamo su una volante, ammanettati. Fa un caldo pazzesco. Harrison (l'inglese) sta sempre peggio, rantola. I finestrini sono chiusi, busso al plexiglass per chiedere di aprire o accendere l'aria condizionata. Mi risponde una poliziotta che non avrà avuto 25 anni: «Non voglio mica sentire la vostra puzza di merda». Resta tutto chiuso. Dopo 10 minuti di tangenziale ed autostrade deserte siamo a Bolzaneto. La macchina entra nel cortile ed è già aria di lager. Uno con la divisa verde, che in seguito saprò volesse dire polizia penitenziaria, insegue la volante a piedi gridando: «Quando scendi ti cambio la faccia, frocio di merda, comunista bastardo...». Scendiamo e veniamo accolti dal corridoio da galera: le divise, da una parte e dall'altra, con bastoni di legno (non manganelli, bastoni) alzati sopra di noi, sputi e calci. Ho fatto i tre gradini con la paura fino al midollo. E sono finito dritto in cella.
Era grande e man mano arrivavano gli altri. Una dozzina. Le ragazze altrove, le sentivamo. Una veniva trascinata per il corridoio e urlava in francese. Dalle sbarre un poliziotto ci diceva: «Avete ammazzato uno di noi, ma noi ve ne abbiamo ammazzati tre». E giù insulti. Eravamo terrorizzati. Il clima stava palesemente degenerando. Chiunque entrava era portato a calci e sberle, trascinato per terra. Urla di