sabato, luglio 19, 2008

The bloody battle of Genoa

La sanguinosa battaglia di Genova
Traduciamo e pubblichiamo un articolo apparso sul quotidiano britannico The Guardian il 17 luglio a proposito delle sentenze sui processi per i fatti del G8 del 2001. L'articolo è di Nick Davies. Che cerca di trarre da Genova una lezione per tutte le cosiddette democrazie.....articolo
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mercoledì, luglio 16, 2008

Mostra "Al lavoro, Genova chiama"

Ho girato questo video tra ieri e oggi....

 


Al lavoro - Genova chiama 15-22 luglio 2008, Munizioniere di Palazzo Ducale Una mostra multimediale sui diritti negati dei lavoratori del nostro tempo. Sicurezza, precarietà, immigrazione raccontati con video, fotografie, installazioni, dati. In apertura, la memoria di Genova 2001 e la situazione dei processi

 

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martedì, luglio 15, 2008

La rabbia dei giovani picchiati

Il Manifesto
La delusione in aula: «Una presa in giro»
La rabbia dei giovani picchiati

Alessandra Fava
GENOVA
Alla lettura del dispositivo è venuto con madre, padre e fidanzata. Luca Arrigoni, 27 anni, savonese, studente e commesso in un negozio video, dopo la lettura del dispositivo non si capacita: «E' uno schifo, voglio andarmene dall'Italia. E' la fine della pantomima che pensavo fosse questo processo. I responsabili pagano un prezzo irrisorio. E' un messaggio anche a chi non c'era: la prossima volta sapranno che potranno agire impunemente». Sua madre accanto è ancora più arrabbiata: «Una presa in giro. Mio figlio nel 2004 ha dovuto essere operato per un calcio nel sedere ricevuto a Bolzaneto. Questa è la giustizia italiana».
Se l'avvocato Vincenzo Galasso parla di «pena molto mite», Vittorio Agnoletto allora portavoce del Genoa Social Forum sostiene che «è positivo il riconoscimento dei reati e delle vittime attraverso i risarcimenti e il fatto che i ministeri siano chiamati in solido a rispondere e che le assoluzioni per insufficienza di prove riconoscono la gravità dei fatti anche se si tende a diminuire la portata delle responsabilità individuali».
Contenti sono gli avvocati dei 45 imputati tra poliziotti, penitenziaria, carabinieri dei quali solo 15 condannati. L'avvocato Giovanni Scopesi che difende Alessandro Perugini il massimo grado per la polizia a Bolzaneto, allora vice della Digos, dice che: «Il tribunale ha cassato tutte le tesi dell'accusa, condanna solo ai risarcimenti dei detenuti, risarcimenti che saranno comunque fatti dai ministeri e bisognerà vedere quando».
«Delusa», lo dice con rabbia e stupore, Arianna Subri, anche lei passata per la caserma, «mi aspettavo un sacco di condanne, forse ero troppo ottimista, mi sembrava che le cose fossero state ampiamente appurate».
Uno dei pm, Vittorio Ranieri Miniati che con Patrizia Petruziello ha fatto tutta l'indagine e la costruzione delle accuse, salendo le scale dell'aula bunker si chiede «come mai hanno cancellato il 323, l'abuso d'ufficio», anche se è soddisfatto delle condanne per abuso d'autorità, «sulle posizioni dei singoli mai fatte questioni», assicura anche se del fatto che si sia cancellato l'unico reato che non sarebbe finito in prescrizione nel gennaio del 2009, il falso ideologico (473) non vuole commentare.
Sono state lunghe per tutti le ore d'attesa. Alle cinque una piccola folla si era già riunita nella sala bunker del Tribunale. Un pubblico folto di genovesi rappresentanti di associazioni, ambientalisti, pacifisti, molti pezzi dell'allora Social Forum erano già in aula. «Di Bolzaneto non voglio parlare - mette le mani avanti Francesco, studente universitario - Penso che sia un processo troppo mediatizzato. Non avviene lo stesso nei cpt, nelle caserme o negli arresti e nessuno se ne occupa? chi ha preso le botte per strada magari poteva prevederlo ma chi è stato coinvolto alla Diaz si è trovato spiazzato come trovarsi un ladro in casa mentre dormi».
Siccome di giornali è un appassionato lettore pensa anche che sulla comunicazione si sia sbagliato e parecchio: «Certo se avessero fatto comunicati diversi sin dall'inizio i processi sarebbero stati meno politicizzati. Avremmo dovuto far capire alla gente che le cose sono andate veramente come le abbiamo descritte e non è la tesi di una banda di comunisti».
Se c'è emozione è certo tra gli avvocati delle parti civili, alcuni giovani. Elena Quartero che con l'avvocato Lerici assiste quattro francesi tra cui Valerie Vie (che in all'inizio del processo si chiedeva come infondere speranza ai suoi figli dopo le porcate viste nella caserma) commenta che «è il primo processo che porta la polizia italiana a giudizio».
«Non ho nessun fiducia spero solo che esca fuori chi ha dato gli ordini e chi comandava», è il commento di Norma Bertullacelli della rete per la globalizzazione dei diritti - in ogni caso archiviato il caso Giuliani penso che nessun processo sia sufficiente a ristabilire che cosa successe nel 2001. E paradossalmente si prospetta il G8 alla Maddalena finanziato nuovamente dal centro-sinistra». Sarà per questo che Norma veste una maglietta nera con «Genova 2001, niente da archiviare».

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martedì, luglio 15, 2008

Ennesima sconfitta della democrazia

G8: le divise impunite di Bolzaneto
La verità resta ancora fuori dalle aule giudiziarie. E da quelle della politica
Quindici condanne, trenta assoluzioni. La sentenza di primo grado sulle violenze e atrocità commesse dalle divise a Bolzaneto si chiude così. Condannati a risarcire i ministeri di Giustizia e Interni. Ma le pene per chi picchiò e torturò in quelle ore di sette anni fa sono state ridimensionate...continua su Peacereporter


COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
info@veritagiustizia.it - www.veritagiustizia.it
comunicato stampa
A BOLZANETO UNA PAGINA NERISSIMA, L'ITALIA E' ANCORA UNA DEMOCRAZIA?
Un totale di "soli" 24 anni di pene per i maltrattamenti fisici e morali inflitti ai detenuti nella caserma di Bolzaneto è certamente poco, ma intanto il tribunale ha condannato 15 persone, fra agenti e personale sanitario, confermando che in quella caserma è stata scritta una delle pagine più nere nella storia recente delle nostre forze dell'ordine. Quel che emerge e spaventa è come il nostro paese considera le violazioni dei diritti fondamentali: un reato lieve e destinato alla prescrizione per i tribunali, niente di rilevante per la politica, incapace in questi anni di approvare una legge sulla tortura e di sospendere dal servizio i funzionari (spesso addirittura promossi!) imputati nei processi seguiti al G8 di Genova. A Bolzaneto furono commessi abusi inaccettabili: i maltrattamenti dei detenuti sono del tutto incompatibili con una democrazia. In questi anni è stato favorito in modo irresponsabile un clima di impunità. Alle forze politiche e al parlamento chiediamo: l'Italia è ancora una democrazia?
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lunedì, luglio 14, 2008

Diritti a Genova

Ritorno a piazza Alimonda. A denunciare le ingiustizie di oggi, partendo da quella che negò la vita a Carlo
Giuliano Giuliani
Ancora Piazza Alimonda. Ancora Genova. Sì. In sette anni è cambiato poco o nulla. Molto è peggiorato. Per questo è ancora più necessario esserci. Quelli che erano al Forte San Giuliano e nei luoghi dove si dirigevano la repressione e il disordine pubblico oggi sono di nuovo al governo. Chi la sera stessa emise la sentenza di legittima difesa, oggi occupa la terza carica dello Stato; ha fatto anche il carino con gli Ebrei, come ricorda Moni Ovadia, mai con i Palestinesi, che in quel contesto sono sicuramente i più deboli. Chi dichiarò dalle scalette di un aereo di aver dato l'ordine di sparare e poi gratificò Marco Biagi dell'epiteto di «rompicoglioni», oggi è di nuovo ministro e pontifica sul nucleare, ignorando le scorie, tanto poi ci pensa la camorra. Chi fu autore di un lodo teso a rendere non punibile il suo «maestro», oggi occupa la seconda carica dello Stato e ha diretto i lavori per l'approvazione di quel lodo ammodernato. Chi diresse la repressione, ordinò la Diaz, costrinse suoi sottoposti alla falsa testimonianza e a smentire precedenti dichiarazioni, dopo una breve pausa trascorsa sulla spazzatura della Campania dirige oggi il complesso dei servizi, che spesso si scoprono deviati. Chi diresse e coprì la «macelleria messicana» è stato promosso e oggi, con l'ennesima legge ad personam, è ancora più sicuro della prescrizione. Naturalmente la cosa vale anche per chi «torturò» (le virgolette non diminuiscono la colpa, ma indicano che in Italia quel reato non è contemplato). «Scendendo per li rami», cioè per i gradi, persino chi lanciava sassi ai manifestanti e poi accusava un manifestante di avere ucciso Carlo con un sasso, è stato promosso e oggi è questore.....leggi tutto
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sabato, luglio 12, 2008

Comunicato in vista della conclusione del processo per i fatti di Bolzaneto

Il 14 luglio 2008 è prevista la sentenza del processo per le torture inflitte ai danni di circa 300 dimostranti fermati o arrestati durante le giornate di protesta e portati nella caserma di Bolzaneto, in quei giorni adibita a carcere temporaneo. Nel processo, iniziato nel 2005, sono imputate 45 persone tra agenti e funzionari di Polizia di Stato, Carabinieri, agenti di Polizia penitenziaria, medici e infermieri dell'amministrazione penitenziaria, accusati a vario titolo di abuso d'ufficio, abuso d'autorità sugli arrestati, violenza privata, lesioni personali, percosse, ingiurie, minacce e falso ideologico. L'inchiesta dei Pubblici Ministeri si è basata sulle testimonianze degli arrestati e fermati, sulle dichiarazioni di due paramedici e di due agenti di polizia penitenziaria che per primi, nel gennaio 2004, ammisero che nella caserma ebbero luogo delle violenze. Dalla ricomposizione delle testimonianze delle persone arrestate, parti lese nel processo, è emerso un racconto dell'orrore fatto di botte, insulti, slogan fascisti e umiliazioni sistematiche contro persone inermi per la loro condizione di prigionieri. Secondo la ricostruzione dei Pubblici Ministeri, a Bolzaneto fu violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, il quale vieta il ricorso alla tortura e a trattamenti inumani e degradanti. Tuttavia, il codice penale italiano non è stato adeguato alla Convenzione e non contempla un reato specifico di tortura. Con la repressione nelle strade e il blitz-rappresaglia alla scuola Diaz la sera del 21 luglio, Bolzaneto ha costituito una delle tappe del percorso di annientamento della protesta espressa dal movimento anti-globalizzazione. Durante i giorni in cui questo carcere provvisorio fu operativo non vennero comunicate agli arrestati le accuse contro di loro, né i loro diritti, né venne loro permesso alcun contatto con avvocati, congiunti e, nel caso degli stranieri, con i consolati. Le persone che transitarono da Bolzaneto erano di fatto sequestrate. Bolzaneto NON è stato un caso isolato di sospensione dello stato di diritto, ma un episodio sempre più ordinario tra altri noti a livello globale come Guantanamo, Abu Ghraib o le "Extraordinary Renditions". Il G8 di Genova è stato definito da Amnesty International "la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale". Anche se non si arriverà mai ad una sentenza definitiva, a causa dei tempi di prescrizione, una condanna in primo grado di giudizio permette il riconoscimento dei danni fisici e morali subiti dalle persone costituitesi parti civili e il loro risarcimento economico. Vogliamo che il prossimo anniversario G8/Genova sia un'occasione di denuncia delle vicende che hanno caratterizzato le giornate del G8-2001 ed un'opportunità, per tutti coloro che pensano che questi avvenimenti non debbano essere dimenticati, per fare sentire la propria voce.
www.processig8.org
llewal alle 17:35 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8 , bolzaneto
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sabato, luglio 12, 2008

Lettera aperta di Mark Covell alla Sindaco di Genova

Dear Marta Vincenzi,

My name is Mark Covell. I am the English journalist that almost died during the Diaz raid on July 21st 2001. I understand from my lawyers that Diaz Pertini remains closed and out of bounds to the victims of the raid on during what will be a very special time and anniversary because the Bolzaneto verdict is due very soon.
Amongst my serious injuries (some of which i have never recovered from) is extensive Post Traumatic Stress Disorder (PTSD). Many of the victims have suffered and still suffering from severe PTSD.
My doctors in England and here in Italy have advised me that with the Bolzaneto verdict due and with the Diaz raid trial also coming to an end, that I will experience a wide range of emotions and feelings which need to be accommodated and understood by the authorities.
For myself and all the victims from Diaz we want closure and for our life to move on finally. It has been a very difficult seven years travelling the road to justice with much obstruction placed in front of us and with many difficult emotions to deal with.
These emotions for all of us are especially acute during this period. I therefore request and ask that Diaz Pertini be opened on July 21st from 1pm to 7pm for all victims who wish to visit (and with their families) so we can come to terms with what happened on that terrible night.
I realise this may cause some inconvenience to the school headmaster of Diaz Pertini by it is very important in a moral and ethical sense that the ground floor of Diaz Pertini school is opened so we can bring closure to those events and move on with our lives. Finally, i would like to say that this will be the last request from the Diaz victims for this school to be opened so that Diaz Pertini can also return to normality as well.
I very much hope that you grant our special request and we thank you in advance of considering our request.

Regards
Mark Covell
llewal alle 10:27 in: politica, giustizia, genova, g8 , diaz
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mercoledì, luglio 09, 2008

Al lavoro - Genova chiama

Progetto Comunicazione
Al lavoro - Genova chiama
15-22 luglio, Munizioniere di Palazzo Ducale

Una mostra multimediale sui diritti negati dei lavoratori del nostro tempo.
Sicurezza, precarietà, immigrazione raccontati con video, fotografie, installazioni, dati.
In apertura, la memoria di Genova 2001 e la situazione dei processi.
Nel settimo anniversario del G8 genovese, prende vita a Genova dal 15 al 22 luglio 2008 una mostra sulle problematiche del lavoro e della sicurezza, Al lavoro – Genova chiama, realizzata da Progetto
Comunicazione e dal comitato Piazza Carlo Giuliani. Lo spazio espositivo è il Munizioniere di Palazzo Ducale. Dal 2001, quando Genova fu teatro della cancellazione di ogni diritto, ogni anno Progetto Comunicazione e il comitato Piazza Carlo Giuliani presentano in luglio a Genova una nuova mostra dedicata ai diritti negati. Sono stati affrontati i temi della giustizia, della menzogna nell’informazione, dei pericoli per la Costituzione, di tortura, di guerra, di acqua.
Quest’anno parliamo di lavoro, pensando che un buon modo per fotografare la nostra società sia capire come paga chi lavora, quali condizioni gli impone, quali diritti gli riconosce, quanti lavoratori uccisi è disposta a tollerare. In Italia di lavoro si muore ogni giorno, per infortunio e per malattia. L’Italia è il paradiso della precarietà, senza sicurezza del posto di lavoro e del reddito. A chi viene da altri Paesi per cercare lavoro, l’Italia offre schiavitù e illegalità. In questa mostra il lavoro prende parola per raccontare la precarietà, la morte, la fatica. Prende parola a Genova, memoria del 2001, tempo e luogo da non dimenticare: quando e dove sicurezza, legalità, progetto politico hanno subito un attacco violento e profondo. E alla memoria del luglio 2001 è dedicato il tratto iniziale della mostra Al lavoro - Genova chiama, con documenti di allora e di oggi: testi, fotografie e monitor sui quali scorrono i materiali audiovisivi raccolti per testimoniare i fatti di Genova 2001, per tornare a parlare delle violenze di quei giorni, delle troppe questioni irrisolte, del nuovo rischio di cancellazione dei processi. Il vasto percorso espositivo dedicato al lavoro inizia con le immagini del rogo alla ThyssenKrupp e con l’enorme problematica della sicurezza sul lavoro. Si va dalle morti nei cantieri alle situazioni a rischio dei lavoratori clandestini, dalle difficoltà dei precari agli specifici problemi delle lavoratrici, senza dimenticare il problema degli infortuni delle casalinghe tra le mura domestiche. Un’interminabile striscia di carta riporta la cronaca delle centinaia di morti sul lavoro in questi mesi. Un approfondimento è dedicato all’avvelenamento da amianto, raccontato con testi, fotografie e videointerviste realizzate a Casale Monferrato. La sezione sul lavoro precario di Al lavoro - Genova chiama riporta videostorie e reportage fotografici, con testimonianze raccolte nei cantieri, nel porto, nel commercio e nel terziario avanzato. L’area dedicata ai migranti inizia con le fotografie sul lavoro minorile nel mondo, presenta le nuove rotte della migrazione e le testimonianze di lavoratori stranieri in Italia, tra la tirannia del caporalato, i rischi sul lavoro, il problema della cittadinanza.
La mostra Al lavoro - Genova chiama è accompagnata da un catalogo.
Art director di Al lavoro - Genova chiama è Federico Mininni. Alla realizzazione della mostra hanno
contribuito registi, fotografi, videomaker e giornalisti.
Alcuni nomi:
Giornalisti e scrittori: Alessandra Fava, Fabrizio Gatti, Carlo Riva, Marco Rovelli.
Fotografi: Lucio Cavicchioni, Elio Colavolpe, Fabio Fiorani, Dino Fracchia, Fausto Giaccone, Eros Mauroner, Fernando Moleres, Samuele Pellecchia.
Artisti: Raffaella La Vena, Winfried Loeschburg, Sara Poli.

Comitato Piazza Carlo Giuliani
Info:
piazzacarlogiuliani@tiscali.it

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sabato, luglio 05, 2008

Genova G8: Convegno "L'Italia è una repubblica che convive con la tortura"

COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
www.veritagiustizia.it - info@veritagiustizia.it
mailing list: inviare messaggio vuoto a veritagiustiziagenova-subscribe@yahoogroups.com

Genova, domenica 20 luglio 2008 Munizioniere di Palazzo Ducale - ore 10,30

L'Italia è una repubblica che convive con la tortura
Incontro-dibattito sullo stato dei diritti civili e politici

Partecipano:
Enrica BARTESAGHI, presidente del Comitato Verità e Giustizia per Genova
Riccardo NOURY, portavoce della sezione italiana di Amnesty International
Mauro PALMA, presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura
Gennaro SANTORO, coordinatore nazionale di Antigone
Ettore ZERBINO, Medici contro la tortura
Interviene: Marta VINCENZI, sindaco di Genova
Coordina: Massimo CALANDRI, giornalista de Il Lavoro-la Repubblica
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sabato, luglio 05, 2008

Se ripartissimo da Genova...

Se ripartissimo da Genova...
Vittorio Agnoletto

Sono passati sette lunghi anni, ma alla fine in un'aula di tribunale un magistrato ha confermato quello che il Genoa social forum e tutto il movimento avevano sempre detto. Alla Diaz quella notte del 21 luglio 2001 vi fu un massacro. Un massacro, null'altro. Non vi fu alcuna sassaiola, alcuna provocazione, nè tanto meno alcuna cospirazione o reato associativo. Forse non sapremo mai il nome di chi ha massacrato nel sonno una ragazza poco più che ventenne e di chi ha ridotto in fin di vita il mediattivista Mark Cowell; i loro aguzzini si sono nascosti dietro l'anonimato di una divisa che avrebbe dovuto invece rappresentare per ogni cittadino una garanzia. La garanzia che chi ha scelto di «servire lo Stato» dovrebbe avere come primo obiettivo la difesa della libertà e dei diritti conquistati con la Costituzione.
Oggi sappiamo che non era così. Non solo. Coloro che, secondo i pubblici ministeri genovesi, ordinarono l'irruzione, coloro che costruirono le prove false, coloro che cercarono di contrastare le indagini con l'omertà e con l'induzione alla falsa testimonianza, sono stati tutti promossi. La nostra sicurezza, in nome della quale oggi si approvano leggi razziste e xenofobe, è nelle loro mani. E io non mi sento sicuro.
Il governo Berlusconi II prima fu il suggeritore e il regista di quelle violenze, poi ne premiò gli autori. Oggi il Berlusconi IV cerca di bloccare il processo attraverso un effetto non collaterale, ma pervicacemente ricercato, della norma salva premier. Tra un anno, quando forse il processo potrà riprendere se non si dovesse riuscire a salvarlo dalla mannaia del bloccaprocessi, le verità emerse avranno perso molto di quel drammatico realismo evidenziatosi dalle testimonianze ascoltate udienza dopo udienza per tanti anni. Sempre che il procedimento possa rincominciare e che nel frattempo non venga spostato un magistrato o non si verifichi qualche altro «casuale» intoppo.
Ma se siamo giunti a questo punto lo dobbiamo anche al governo Prodi, che ha sotterrato la commissione d'inchiesta e ha completato la promozioni dei soliti noti. Genova è una ferita che continua a sanguinare; la solitudine che respirammo in quelle giornate quando oltre il 90 per cento dello schieramento istituzionale fuggì davanti alle proprie responsabilità costituzionali, è più attuale che mai.
Allora, il 18 luglio 2001, sfilavamo a Genova coi migranti, vittime predestinate della violenza di una feroce globalizzazione liberista. Oggi con loro vediamo rinchiusa per 18 mesi nei Cpt ogni speranza di cercare una vita migliore e nelle impronte dei bambini raccolte in qualche schedario delle nostre prefetture abbiamo la triste conferma di quanto avessimo ragione. E forse siamo ancora un po' più soli, scomparsa quella rappresentanza istituzionale che allora seppe essere al nostro fianco e che negli anni seguenti non fu invece capace di capitalizzare la forza e la coerenza seminate in quelle giornate e rilanciate un anno dopo al social forum europeo di Firenze. Ma se c'è un punto dal quale possiamo e dobbiamo ripartire non c'è dubbio che quel punto ha un nome: Genova. Lì ci sentimmo comunità, insieme con tutte le nostre differenze, ma con la consapevolezza che potevamo dare un contributo affinché la storia dell'umanità non precipitasse in quella tragedia che oggi ci appare sempre più incombente.
llewal alle 14:56 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, g8
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mercoledì, luglio 02, 2008

Genova 2001: programma iniziative dal 15 al 22 luglio




Al lavoro - Genova chiama

15-22 luglio, Munizioniere di Palazzo Ducale
Una mostra multimediale sui diritti negati dei lavoratori del nostro tempo.
Sicurezza, precarietà, immigrazione raccontati con video, fotografie, installazioni, dati.
In apertura, la memoria di Genova 2001 e la situazione dei processi.

Genova, domenica 20 luglio 2008
Munizioniere di Palazzo Ducale - ore 10,30
L'Italia è una repubblica  che convive con la tortura
Incontro-dibattito sullo stato dei diritti civili e politici

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domenica, giugno 29, 2008

Da Giuliano Giuliani



Siamo testardi, continuiamo a pensare che la società possa essere migliore. E quindi non rinunciamo alla memoria, che è fondamentale per ogni trasformazione positiva.
Con i giorni sempre più brutti che contraddistinguono questo pezzo della nostra esistenza crediamo che essere a Genova nei giorni di luglio possa e debba essere un segnale positivo, marcare la voglia di ricominciare, di non darci per vinti. Sono convinto che ci verrete in tanti. Vi riassumo succintamente il programma di quelle giornate.
Inaugureremo una mostra che, partendo da Carlo e dalle repressioni di quei giorni, affronta i temi del lavoro e delle tante ingiustizie che in nome del profitto e dell’egoismo vengono commesse ogni giorno. La mostra multimediale, assai ricca di documentazione e di storia, si apre martedì 15 luglio presso il Munizioniere di Palazzo Ducale, dove già tenemmo quelle del 2002 e del 2003, per concludersi il martedì successivo. All’interno dello spazio espositivo si terranno nelle varie giornate incontri e dibattiti.
Domenica 20 luglio andremo in piazza Alimonda, per ricordare Carlo. Sarà con noi un caro amico, Andrea Rivera, senza citofono ma con la sua vena schietta.
Un caro saluto e un abbraccio,
Giuliano
llewal alle 22:10 in: politica, genova, g8
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venerdì, giugno 20, 2008

Genova G8: Lettera al Presidente del Consiglio, signor Silvio Berlusconi

Genova, 20 giugno 2008
*Lettera al Presidente del Consiglio, signor Silvio Berlusconi*
Gentile Presidente, si ricorda del mese di luglio del 2001, quando da poco eletto presidente del consiglio, si trovò a gestire il G8 a Genova, deciso dalla precedente maggioranza di centro-sinistra? Si ricorderà sicuramente dei limoni (finti) da far appiccicare agli alberi privi di frutti (meschini), del giusto divieto di esporre aglio e mutande nei vicoli di Genova per dare al mondo una degna immagine del nostro paese. Di quelle decine di migliaia di manifestanti "rompicoglioni" (mi scusi il termine), che avevano deciso di manifestare contro il G8 riempiendo le strade e le piazze di Genova. Forse non ricorderà tutto, lei era impegnato nel faticoso compito di padrone di casa con ospiti illustri ma, in quei giorni di luglio del 2001, fu ucciso un manifestante, Carlo Giuliani, centinaia di manifestanti furono feriti, umiliati e torturati, nelle piazze, alla scuola Diaz, nelle caserme di Forte San Giuliano e Bolzaneto. Ora le scrivo per chiederle un favore. In questi giorni il nostro Parlamento sta per approvare una norma che bloccherebbe una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002.Sappiamo bene che questa norma è stata pensata principalmente per sollevare lei dal faticoso incarico di presentarsi davanti ai Giudici per un fastidioso procedimento a suo carico. Come la capisco, anche a me viene sempre il magone quando devo andare a testimoniare in Tribunale, finora per fortuna ho dovuto farlo solo due volte, come parte civile nei processi Diaz e Bolzaneto. Caro Presidente, deve sapere che, tra i processi interessati vi sono i processi relativi ai fatti di Genova del luglio 2001, la norma in questione bloccherebbe due procedimenti arrivati ormai alla vigilia della sentenza di primo grado. Nel primo, riguardante i maltrattamenti e le torture inflitte a centinaia di detenuti italiani e stranieri nella caserma di polizia di Bolzaneto, sono imputati 44 appartenenti alle forze dell'ordine: secondo il calendario fissato dal Tribunale di Genova, la sentenza è prevista entro la fine di luglio. Nel secondo processo sono imputati 29 funzionari e dirigenti di polizia per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari di 93 persone (fra le quali 78 di nazionalità straniera) all'interno della scuola Diaz: la sentenza è attesa per il mese di novembre. So bene che lei non vorrebbe mai e poi mai che questi ed altri processi, quale quello per i fatti di Napoli (marzo del 2001), che vedono imputati numerosi appartenenti alle forze di polizia, siano bloccati per un anno e destinati alla prescrizione; lo so perché conosco il rispetto che lei porta alle Forze di Polizia e quindi il suo desiderio che questi processi giungano al più presto al loro termine, per condannare i colpevoli degli abusi e restituire a tutti gli altri onesti agenti la stima di tutti gli italiani. Quindi le chiedo: faccia pure approvare la norma che le eviterà il fastidio di un processo a suo carico, nessuno avrà nulla da obiettare, la cosiddetta opposizione non si opporrà, così come non si è opposta (da maggioranza) alla promozione degli imputati nei processi Diaz e Bolzaneto, così come non ha approvato (da maggioranza) la commissione d'inchiesta su Genova, ma faccia in modo che questo non blocchi i processi Diaz e Bolzaneto. Perché, vede, in questi processi sono coinvolte centinaia di parti civili straniere, che potrebbero boicottare di nuovo la splendida immagine dell'Italia all'estero, e non so quante migliaia di limoni di plastica saranno necessari per abbellire il nostro Bel Paese e togliergli la puzza di marcio che da Napoli si sta diffondendo, rapidamente, fino a Genova. Passando per ROMA e per il nostro Parlamento.
Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova

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giovedì, giugno 19, 2008

Genova G8, presidio davanti al Tribunale

Il Comitato Verità e Giustizia per i fatti del G8 di Genova promuove per il giorno 20 Giugno 2008 un presidio dalle ore 10,30 alle ore 11,30 davanti al Tribunale di Genova, Piazza Portoria 1, per protestare contro la proposta di legge che dispone la sospensione dei processi per tutti i fatti commessi anteriormente al Giugno 2002.
Tale proposta, qualora fosse definitivamente approvata dal Parlamento, garantirà di fatto l'impunità a tutti quegli appartenenti alle Forze dell'Ordine, imputati nei processi per i fatti della scuola Diaz e della Caserma di Bolzaneto, ove si verificò una sanguinosa repressione dei manifestanti la sospensione di fatto delle garanzie costituzionali.
Il provvedimento proposto dal Governo è manifestamente incostituzionale e comporta una lesione gravissima del principio basilare su cui è fondato il nostro stato democratico che è l'eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.
La distinzione tra processi "utili" ed "inutili" è esplicitamente finalizzata, per espressa ammissione di esponenti della maggioranza parlamentare, a tutelare imputati eccellenti, tra cui in primis l'attuale presidente del Consiglio Berlusconi, rispetto all'azione penale esercitata nei loro confronti che è obbligatoria ai sensi dell'art. 112 Costituzione.
E' nostro dovere opporci a questo ennessimo attacco alla Costituzione Repubblicana, laica ed antifascista, e chiedere con forza che i processi contro i responsabili dei gravissimi reati commessi durante il G8 vengano portati a termine.
Comitato Verità e Giustizia, 
Associazione Giuristi Democratici Genova
llewal alle 15:46 in: politica, giustizia, genova, diritti umani, repressione, g8
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martedì, giugno 17, 2008

AMNESTY INTERNATIONAL SUI PROCESSI RELATIVI AI FATTI SVOLTISI A GENOVA NEL LUGLIO 2001

COMUNICATO STAMPA CS77-2008
DICHIARAZIONE DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL SUI PROCESSI RELATIVI AI FATTI SVOLTISI A GENOVA NEL LUGLIO 2001
Il Comitato Verita¹ e Giustizia per Genova ha reso noto che le ipotesi di modifica al decreto legge sulla sicurezza presentate oggi al Senato, che sospenderebbero una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002, fermerebbero i processi per i fatti avvenuti a Genova nel luglio 2001. Una sfortunata coincidenza, che va purtroppo ad aggiungersi a una serie di circostanze che non da coincidenze derivano, bensi¹ da precise responsabilita¹, le quali rendono particolarmente negletti i processi per i fatti di Genova e ancora piu¹ ardua la ricerca della giustizia per le vittime. Una fra tutte queste circostanze: la mancanza nel codice penale italiano di un reato di tortura e maltrattamenti. Questa mancanza, ad esempio, impone ai procuratori nel processo sui fatti di Bolzaneto di descrivere una realta¹ Œdi oggettiva vessazione nei confronti di tutti i detenuti e per tutto il periodo della loro permanenza presso il sito¹ avendo a disposizione, per perseguire i colpevoli, unicamente reati ordinari, in quanto tali colpiti da prescrizione. In quel luglio 2001 erano gia¹ trascorsi 13 anni da quando Amnesty International chiedeva all'Italia di considerare un reato specifico la tortura e i maltrattamenti commessi da pubblici ufficiali. Ha fatto un certo effetto sentire che questa esigenza viene testimoniata da chi, in questi anni, ha svolto le inchieste su cio¹ che avvenne nella caserma di Bolzaneto. Apprendere oggi che c'e¹ il rischio che salti anche il simbolico appuntamento con la giustizia costituito dalla sentenza per Bolzaneto e dai prossimi, importanti, passaggi degli altri procedimenti, aggiunge a questo quadro un¹ennesima triste sfumatura.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 17 giugno 2008

llewal alle 21:04 in: politica, giustizia, genova, g8 , processi genova g8
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martedì, giugno 17, 2008

Genova G8: lettera per il Presidente della Repubblica

Qui sotto c'è un testo che proponiamo a tutti di copiare (ed eventualmente modificare, integrare etc.) e sottoscrivere col proprio nome e cognome e di inviare al presidente della repubblica, attraverso il sito della presidenza della repubblica, a questo link https://servizi.quirinale.it/webmail/ E' importante esercitare il massimo delle pressioni affinché questo scempio non sia compiuto.
Grazie a tutti
Comitato Verità e Giustizia per Genova

On. Presidente Giorgio Napolitano,
il Parlamento sta per approvare una norma che bloccherebbe una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002. Fra questi vi sono i processi relativi ai fatti di Genova del luglio 2001, quando le garanzie costituzionali furono ripetutamente calpestate, come ormai accertato sul piano storico. La norma in questione bloccherebbe due procedimenti arrivati ormai alla vigilia della sentenza di primo grado. Nel primo, riguardante i maltrattamenti inflitti a decine di detenuti italiani e stranieri nella caserma di polizia di Bolzaneto, sono imputati 45 appartenenti alle forze dell'ordine: Secondo il calendario fissato dal Tribunale di Genova, la sentenza è prevista entro la fine di luglio. Nel secondo processo sono imputati 29 funzionari e dirigenti di polizia per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari di 93 persone (fra le quali 75 di nazionalità straniera) all'interno della scuola Diaz: la sentenza è attesa per il mese di novembre. Centinaia di vittime dirette dei soprusi e tutti i cittadini democratici - io fra questi - guardano al tribunale di Genova con una sincera aspirazione alla giustizia. Bloccando i processi alla