The bloody battle of Genoa
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Ho girato questo video tra ieri e oggi....
Il Manifesto
La delusione in aula: «Una presa in giro»
La rabbia dei giovani picchiati
Alessandra Fava
GENOVA
Alla lettura del dispositivo è venuto con madre, padre e fidanzata. Luca Arrigoni, 27 anni, savonese, studente e commesso in un negozio video, dopo la lettura del dispositivo non si capacita: «E' uno schifo, voglio andarmene dall'Italia. E' la fine della pantomima che pensavo fosse questo processo. I responsabili pagano un prezzo irrisorio. E' un messaggio anche a chi non c'era: la prossima volta sapranno che potranno agire impunemente». Sua madre accanto è ancora più arrabbiata: «Una presa in giro. Mio figlio nel 2004 ha dovuto essere operato per un calcio nel sedere ricevuto a Bolzaneto. Questa è la giustizia italiana».
Se l'avvocato Vincenzo Galasso parla di «pena molto mite», Vittorio Agnoletto allora portavoce del Genoa Social Forum sostiene che «è positivo il riconoscimento dei reati e delle vittime attraverso i risarcimenti e il fatto che i ministeri siano chiamati in solido a rispondere e che le assoluzioni per insufficienza di prove riconoscono la gravità dei fatti anche se si tende a diminuire la portata delle responsabilità individuali».
Contenti sono gli avvocati dei 45 imputati tra poliziotti, penitenziaria, carabinieri dei quali solo 15 condannati. L'avvocato Giovanni Scopesi che difende Alessandro Perugini il massimo grado per la polizia a Bolzaneto, allora vice della Digos, dice che: «Il tribunale ha cassato tutte le tesi dell'accusa, condanna solo ai risarcimenti dei detenuti, risarcimenti che saranno comunque fatti dai ministeri e bisognerà vedere quando».
«Delusa», lo dice con rabbia e stupore, Arianna Subri, anche lei passata per la caserma, «mi aspettavo un sacco di condanne, forse ero troppo ottimista, mi sembrava che le cose fossero state ampiamente appurate».
Uno dei pm, Vittorio Ranieri Miniati che con Patrizia Petruziello ha fatto tutta l'indagine e la costruzione delle accuse, salendo le scale dell'aula bunker si chiede «come mai hanno cancellato il 323, l'abuso d'ufficio», anche se è soddisfatto delle condanne per abuso d'autorità, «sulle posizioni dei singoli mai fatte questioni», assicura anche se del fatto che si sia cancellato l'unico reato che non sarebbe finito in prescrizione nel gennaio del 2009, il falso ideologico (473) non vuole commentare.
Sono state lunghe per tutti le ore d'attesa. Alle cinque una piccola folla si era già riunita nella sala bunker del Tribunale. Un pubblico folto di genovesi rappresentanti di associazioni, ambientalisti, pacifisti, molti pezzi dell'allora Social Forum erano già in aula. «Di Bolzaneto non voglio parlare - mette le mani avanti Francesco, studente universitario - Penso che sia un processo troppo mediatizzato. Non avviene lo stesso nei cpt, nelle caserme o negli arresti e nessuno se ne occupa? chi ha preso le botte per strada magari poteva prevederlo ma chi è stato coinvolto alla Diaz si è trovato spiazzato come trovarsi un ladro in casa mentre dormi».
Siccome di giornali è un appassionato lettore pensa anche che sulla comunicazione si sia sbagliato e parecchio: «Certo se avessero fatto comunicati diversi sin dall'inizio i processi sarebbero stati meno politicizzati. Avremmo dovuto far capire alla gente che le cose sono andate veramente come le abbiamo descritte e non è la tesi di una banda di comunisti».
Se c'è emozione è certo tra gli avvocati delle parti civili, alcuni giovani. Elena Quartero che con l'avvocato Lerici assiste quattro francesi tra cui Valerie Vie (che in all'inizio del processo si chiedeva come infondere speranza ai suoi figli dopo le porcate viste nella caserma) commenta che «è il primo processo che porta la polizia italiana a giudizio».
«Non ho nessun fiducia spero solo che esca fuori chi ha dato gli ordini e chi comandava», è il commento di Norma Bertullacelli della rete per la globalizzazione dei diritti - in ogni caso archiviato il caso Giuliani penso che nessun processo sia sufficiente a ristabilire che cosa successe nel 2001. E paradossalmente si prospetta il G8 alla Maddalena finanziato nuovamente dal centro-sinistra». Sarà per questo che Norma veste una maglietta nera con «Genova 2001, niente da archiviare».
Progetto Comunicazione
Al lavoro - Genova chiama
15-22 luglio, Munizioniere di Palazzo Ducale
Una mostra multimediale sui diritti negati dei lavoratori del nostro tempo.
Sicurezza, precarietà, immigrazione raccontati con video, fotografie, installazioni, dati.
In apertura, la memoria di Genova 2001 e la situazione dei processi.
Nel settimo anniversario del G8 genovese, prende vita a Genova dal 15 al 22 luglio 2008 una mostra sulle problematiche del lavoro e della sicurezza, Al lavoro – Genova chiama, realizzata da Progetto
Comunicazione e dal comitato Piazza Carlo Giuliani. Lo spazio espositivo è il Munizioniere di Palazzo Ducale. Dal 2001, quando Genova fu teatro della cancellazione di ogni diritto, ogni anno Progetto Comunicazione e il comitato Piazza Carlo Giuliani presentano in luglio a Genova una nuova mostra dedicata ai diritti negati. Sono stati affrontati i temi della giustizia, della menzogna nell’informazione, dei pericoli per la Costituzione, di tortura, di guerra, di acqua.
Quest’anno parliamo di lavoro, pensando che un buon modo per fotografare la nostra società sia capire come paga chi lavora, quali condizioni gli impone, quali diritti gli riconosce, quanti lavoratori uccisi è disposta a tollerare. In Italia di lavoro si muore ogni giorno, per infortunio e per malattia. L’Italia è il paradiso della precarietà, senza sicurezza del posto di lavoro e del reddito. A chi viene da altri Paesi per cercare lavoro, l’Italia offre schiavitù e illegalità. In questa mostra il lavoro prende parola per raccontare la precarietà, la morte, la fatica. Prende parola a Genova, memoria del 2001, tempo e luogo da non dimenticare: quando e dove sicurezza, legalità, progetto politico hanno subito un attacco violento e profondo. E alla memoria del luglio 2001 è dedicato il tratto iniziale della mostra Al lavoro - Genova chiama, con documenti di allora e di oggi: testi, fotografie e monitor sui quali scorrono i materiali audiovisivi raccolti per testimoniare i fatti di Genova 2001, per tornare a parlare delle violenze di quei giorni, delle troppe questioni irrisolte, del nuovo rischio di cancellazione dei processi. Il vasto percorso espositivo dedicato al lavoro inizia con le immagini del rogo alla ThyssenKrupp e con l’enorme problematica della sicurezza sul lavoro. Si va dalle morti nei cantieri alle situazioni a rischio dei lavoratori clandestini, dalle difficoltà dei precari agli specifici problemi delle lavoratrici, senza dimenticare il problema degli infortuni delle casalinghe tra le mura domestiche. Un’interminabile striscia di carta riporta la cronaca delle centinaia di morti sul lavoro in questi mesi. Un approfondimento è dedicato all’avvelenamento da amianto, raccontato con testi, fotografie e videointerviste realizzate a Casale Monferrato. La sezione sul lavoro precario di Al lavoro - Genova chiama riporta videostorie e reportage fotografici, con testimonianze raccolte nei cantieri, nel porto, nel commercio e nel terziario avanzato. L’area dedicata ai migranti inizia con le fotografie sul lavoro minorile nel mondo, presenta le nuove rotte della migrazione e le testimonianze di lavoratori stranieri in Italia, tra la tirannia del caporalato, i rischi sul lavoro, il problema della cittadinanza.
La mostra Al lavoro - Genova chiama è accompagnata da un catalogo.
Art director di Al lavoro - Genova chiama è Federico Mininni. Alla realizzazione della mostra hanno
contribuito registi, fotografi, videomaker e giornalisti.
Alcuni nomi:
Giornalisti e scrittori: Alessandra Fava, Fabrizio Gatti, Carlo Riva, Marco Rovelli.
Fotografi: Lucio Cavicchioni, Elio Colavolpe, Fabio Fiorani, Dino Fracchia, Fausto Giaccone, Eros Mauroner, Fernando Moleres, Samuele Pellecchia.
Artisti: Raffaella La Vena, Winfried Loeschburg, Sara Poli.
Comitato Piazza Carlo Giuliani
Info: piazzacarlogiuliani@tiscali.it


Genova, 20 giugno 2008
*Lettera al Presidente del Consiglio, signor Silvio Berlusconi*
Gentile Presidente, si ricorda del mese di luglio del 2001, quando da poco eletto presidente del consiglio, si trovò a gestire il G8 a Genova, deciso dalla precedente maggioranza di centro-sinistra? Si ricorderà sicuramente dei limoni (finti) da far appiccicare agli alberi privi di frutti (meschini), del giusto divieto di esporre aglio e mutande nei vicoli di Genova per dare al mondo una degna immagine del nostro paese. Di quelle decine di migliaia di manifestanti "rompicoglioni" (mi scusi il termine), che avevano deciso di manifestare contro il G8 riempiendo le strade e le piazze di Genova. Forse non ricorderà tutto, lei era impegnato nel faticoso compito di padrone di casa con ospiti illustri ma, in quei giorni di luglio del 2001, fu ucciso un manifestante, Carlo Giuliani, centinaia di manifestanti furono feriti, umiliati e torturati, nelle piazze, alla scuola Diaz, nelle caserme di Forte San Giuliano e Bolzaneto. Ora le scrivo per chiederle un favore. In questi giorni il nostro Parlamento sta per approvare una norma che bloccherebbe una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002.Sappiamo bene che questa norma è stata pensata principalmente per sollevare lei dal faticoso incarico di presentarsi davanti ai Giudici per un fastidioso procedimento a suo carico. Come la capisco, anche a me viene sempre il magone quando devo andare a testimoniare in Tribunale, finora per fortuna ho dovuto farlo solo due volte, come parte civile nei processi Diaz e Bolzaneto. Caro Presidente, deve sapere che, tra i processi interessati vi sono i processi relativi ai fatti di Genova del luglio 2001, la norma in questione bloccherebbe due procedimenti arrivati ormai alla vigilia della sentenza di primo grado. Nel primo, riguardante i maltrattamenti e le torture inflitte a centinaia di detenuti italiani e stranieri nella caserma di polizia di Bolzaneto, sono imputati 44 appartenenti alle forze dell'ordine: secondo il calendario fissato dal Tribunale di Genova, la sentenza è prevista entro la fine di luglio. Nel secondo processo sono imputati 29 funzionari e dirigenti di polizia per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari di 93 persone (fra le quali 78 di nazionalità straniera) all'interno della scuola Diaz: la sentenza è attesa per il mese di novembre. So bene che lei non vorrebbe mai e poi mai che questi ed altri processi, quale quello per i fatti di Napoli (marzo del 2001), che vedono imputati numerosi appartenenti alle forze di polizia, siano bloccati per un anno e destinati alla prescrizione; lo so perché conosco il rispetto che lei porta alle Forze di Polizia e quindi il suo desiderio che questi processi giungano al più presto al loro termine, per condannare i colpevoli degli abusi e restituire a tutti gli altri onesti agenti la stima di tutti gli italiani. Quindi le chiedo: faccia pure approvare la norma che le eviterà il fastidio di un processo a suo carico, nessuno avrà nulla da obiettare, la cosiddetta opposizione non si opporrà, così come non si è opposta (da maggioranza) alla promozione degli imputati nei processi Diaz e Bolzaneto, così come non ha approvato (da maggioranza) la commissione d'inchiesta su Genova, ma faccia in modo che questo non blocchi i processi Diaz e Bolzaneto. Perché, vede, in questi processi sono coinvolte centinaia di parti civili straniere, che potrebbero boicottare di nuovo la splendida immagine dell'Italia all'estero, e non so quante migliaia di limoni di plastica saranno necessari per abbellire il nostro Bel Paese e togliergli la puzza di marcio che da Napoli si sta diffondendo, rapidamente, fino a Genova. Passando per ROMA e per il nostro Parlamento.
Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova
COMUNICATO STAMPA CS77-2008
DICHIARAZIONE DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL SUI PROCESSI RELATIVI AI FATTI SVOLTISI A GENOVA NEL LUGLIO 2001
Il Comitato Verita¹ e Giustizia per Genova ha reso noto che le ipotesi di modifica al decreto legge sulla sicurezza presentate oggi al Senato, che sospenderebbero una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002, fermerebbero i processi per i fatti avvenuti a Genova nel luglio 2001. Una sfortunata coincidenza, che va purtroppo ad aggiungersi a una serie di circostanze che non da coincidenze derivano, bensi¹ da precise responsabilita¹, le quali rendono particolarmente negletti i processi per i fatti di Genova e ancora piu¹ ardua la ricerca della giustizia per le vittime. Una fra tutte queste circostanze: la mancanza nel codice penale italiano di un reato di tortura e maltrattamenti. Questa mancanza, ad esempio, impone ai procuratori nel processo sui fatti di Bolzaneto di descrivere una realta¹ Œdi oggettiva vessazione nei confronti di tutti i detenuti e per tutto il periodo della loro permanenza presso il sito¹ avendo a disposizione, per perseguire i colpevoli, unicamente reati ordinari, in quanto tali colpiti da prescrizione. In quel luglio 2001 erano gia¹ trascorsi 13 anni da quando Amnesty International chiedeva all'Italia di considerare un reato specifico la tortura e i maltrattamenti commessi da pubblici ufficiali. Ha fatto un certo effetto sentire che questa esigenza viene testimoniata da chi, in questi anni, ha svolto le inchieste su cio¹ che avvenne nella caserma di Bolzaneto. Apprendere oggi che c'e¹ il rischio che salti anche il simbolico appuntamento con la giustizia costituito dalla sentenza per Bolzaneto e dai prossimi, importanti, passaggi degli altri procedimenti, aggiunge a questo quadro un¹ennesima triste sfumatura.
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 17 giugno 2008
Qui sotto c'è un testo che proponiamo a tutti di copiare (ed eventualmente modificare, integrare etc.) e sottoscrivere col proprio nome e cognome e di inviare al presidente della repubblica, attraverso il sito della presidenza della repubblica, a questo link https://servizi.quirinale.it/webmail/ E' importante esercitare il massimo delle pressioni affinché questo scempio non sia compiuto.
Grazie a tutti
Comitato Verità e Giustizia per Genova
On. Presidente Giorgio Napolitano,
il Parlamento sta per approvare una norma che bloccherebbe una serie di processi riguardanti fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002. Fra questi vi sono i processi relativi ai fatti di Genova del luglio 2001, quando le garanzie costituzionali furono ripetutamente calpestate, come ormai accertato sul piano storico. La norma in questione bloccherebbe due procedimenti arrivati ormai alla vigilia della sentenza di primo grado. Nel primo, riguardante i maltrattamenti inflitti a decine di detenuti italiani e stranieri nella caserma di polizia di Bolzaneto, sono imputati 45 appartenenti alle forze dell'ordine: Secondo il calendario fissato dal Tribunale di Genova, la sentenza è prevista entro la fine di luglio. Nel secondo processo sono imputati 29 funzionari e dirigenti di polizia per i pestaggi, le falsificazioni, gli arresti arbitrari di 93 persone (fra le quali 75 di nazionalità straniera) all'interno della scuola Diaz: la sentenza è attesa per il mese di novembre. Centinaia di vittime dirette dei soprusi e tutti i cittadini democratici - io fra questi - guardano al tribunale di Genova con una sincera aspirazione alla giustizia. Bloccando i processi alla